Visualizzazione post con etichetta 03 - Favole malriuscite. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 03 - Favole malriuscite. Mostra tutti i post

mercoledì 19 luglio 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – la laboriosa e la scansafatiche

C’era una volta una piccola formica molto laboriosa alla quale piaceva fare sempre tutto con precisione e largo anticipo. La formica aveva un’amica cicala che era molto scansafatiche e che invece faceva sempre tutto all’ultimo secondo. Quando le due amiche s’incontrarono, era estate: la formica cominciò subito a costruirsi una tana con i rametti, mentre la cicala se ne stava tutto il giorno a cantare, a mangiare, a prendere il sole e a godersi la vita. I giorni passarono e si fece autunno: la formica aveva già costruito una bella tana, l’aveva arredata e stava cominciando a raccogliere il cibo per la stagione più dura, mentre la cicala continuava a cantare, a mangiare le ultime bacche della stagione, a prendere il sole sempre più pallido e a godersi la vita. Dopo l’autunno arrivarono i primi giorni d’inverno: la formica aveva preparato la tana, aveva raccolto le provviste di cibo per molti mesi e ora stava recuperando gli ultimi rami secchi per accendere il fuoco durante la stagione più fredda, mentre la cicala stava ancora cantando, mangiando foglie secche, prendendo un sole freddo e godendosi la vita. A breve arrivò la neve e il grande freddo: la formica se ne stava al calduccio della sua tana, sgranocchiando provviste seduta sul divano davanti al fuoco, mentre la cicala, fuori, non cantava più, non aveva più niente da mangiare, non vedeva più il sole e non si godeva più tanto la vita. A quel punto la cicala disperata bussò alla porta della formica per chiedere aiuto perché era troppo tardi per farsi una tana e trovare del cibo. La formica aprì la porta ma negò l’ingresso alla cicala dicendole che avrebbe dovuto pensare prima a costruirsi una tana, che avrebbe dovuto passare il tempo a raccogliere provviste invece che sprecarlo cantando e che ora era troppo tardi. Mentre la formica stava finendo questo predicozzo alla cicala, passò un formichiere che si mangiò la formica come ultima provvista prima del grande freddo. La porta rimase aperta e la cicala allora entrò nella tana della formica, cantò, mangiò e si godette la vita al calduccio davanti al fuoco.
Fine della storia: ora a letto, figliole!

venerdì 26 maggio 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – Tracce

C’era una volta una bambina piccola piccola… piccina come te… che era tanto minuta da essere soprannominata Mignolina per via della sua statura. Una notte, mentre Mignolina stava dormendo nel suo letto nella sua cameretta, l’Orco del mondo Sottosopra s’introdusse silenziosamente in casa di Mignolina. L’Orco fu così abile che neanche i genitori premurosi di Mignolina, che stavano guardando la televisione, si accorsero di lui. L’Orco passò allora in punta di piedi dietro al divano, salì le scale e giunse davanti alla stanzetta di Mignolina. L’Orco girò la maniglia ed entrò. Mignolina, che era una bambina brava e ubbidiente, stava già dormendo da un bel pezzo seguendo le indicazioni dei genitori. L’Orco del mondo Sottosopra la trovò dunque nel mezzo di un bel sogno e così ne approfittò per intraprendere la sua missione malvagia: rapire tutti i bambini buoni del mondo per invidia, perché lui stesso era sempre stato rimproverato per non essere mai stato una buona persona. Sempre molto attentamente l’Orco si avvicinò a Mignolina, la prese dolcemente da sotto le coperte e la depose all’interno del suo grande sacco nero. In seguito l’Orco uscì lentamente dalla finestra, ma fece per errore un po’ di rumore. Mignolina allora si svegliò e capì subito di essere in pericolo. Anche i suoi genitori se ne resero conto e accorsero subito in stanza, ma troppo tardi per salvare Mignolina. Mignolina, ancora nel sacco, cercò subito una via di fuga ma non riuscì a trovarla. Trovò però che il sacco aveva un buco sul fondo troppo piccolo per farla passare ma, essendo una bambina molto intelligente oltre che brava, ebbe un’idea. Dal buchino avrebbe lasciato lungo il percorso delle briciole che la mamma le aveva lasciato la sera prima. Con questo stratagemma i genitori avrebbero potuto seguire la scia di briciole e avrebbero potuto salvarla. Mignolina aveva ancora molta paura, ma era soddisfatta della sua trovata che le avrebbe salvato la vita. Mignolina non era però al corrente che sul cammino dell’Orco c’erano molti formicai. Così, un po’ alla volta, le formichine arrivarono e portarono via tutte le briciole che Mignolina aveva disseminato. Nessuno ritrovò mai più Mignolina e l’Orco del mondo Sottosopra vinse la sua sfida rapendo tutti i bambini buoni del mondo.

Fine della storia: ora a letto, figliola!

giovedì 23 marzo 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – La finale

C’era una volta un calciatore con molto talento e tanta passione per il calcio. Negli anni aveva avuto molte possibilità di diventare un grande giocatore ma per colpa d’infortuni e pessimi procuratori che pensavano più ai propri interessi che ai suoi non riuscì mai a fare il salto di qualità che avrebbe meritato. Rimase, dunque, per molte stagioni una grande promessa purtroppo mai esplosa. Arrivò, però, il giorno della riscossa anche per lui. Trovò un procuratore fidato, la salute non gli voltò le spalle e finalmente venne ingaggiato dalla miglior squadra del campionato del suo Paese. La sua stagione andò un po’ ad alti e bassi: partì sempre dalla panchina, fece qualche gol e qualche buona prestazione ma non riuscì mai a convincere del tutto l’allenatore. L’annata andò avanti su questi binari finché si arrivò alla partita più importante della stagione: la finale della Coppa Continentale. La sua squadra si era guadagnata la finale con delle ottime partite contro degli avversari di grande valore. Dopo il primo tempo, la sua squadra era purtroppo in svantaggio per 1 a 0 nonostante avesse giocato meglio. Il nostro calciatore, però, era ancora seduto in panchina ad aspettare la sua occasione. Nel secondo tempo i suoi compagni fecero un grosso sforzo e riuscirono a pareggiare. A dieci minuti dalla fine il risultato era ancora bloccato sull’1 a 1 senza che nessuna delle due squadre spingesse troppo per la vittoria, in attesa dei supplementari. Il nostro calciatore fremeva dalla voglia di entrare in campo e di dimostrare il suo valore all’allenatore, alla squadra e ai tifosi. Chiese più volte di poter entrare e dopo tanta insistenza il mister lo accontentò a cinque minuti dalla fine. Alla prima azione utile ricevette palla sulla trequarti, scartò un avversario e poi ne dribblò un altro fino a ritrovarsi solo davanti alla porta. Quando stava per tirare un difensore gli fece fallo da dietro: rigore! Non c’erano dubbi. Ora mancava un minuto alla fine dei tempi regolamentari. Il capitano goleador della squadra si avvicinò alla palla pronto a calciare il rigore. Il nostro calciatore, però, era sicuro di sé e voleva calciare lui il rigore, visto che se l’era procurato da solo. La sua sicurezza e il suo sguardo deciso convinsero i compagni di squadra: avrebbe tirato lui. Allora mise la palla sul dischetto, diede uno sguardo di sfida al portiere avversario, prese la rincorsa, partì e calciò il rigore spiazzando il portiere. La palla, però, finì clamorosamente alta! Il nostro calciatore aveva sbagliato il rigore. Subito dopo l’arbitro fischiò la fine del secondo tempo. Ai supplementari la sua squadra perse per un gol degli avversari a un minuto dalla fine della partita e perse la finale delle Coppa Continentale. Durante il calciomercato estivo la società cedette il nostro calciatore a una squadra di categoria inferiore e lui finì la carriera senza mai riuscire a esprimere il suo valore.
Fine della storia: ora a letto, figlioli!

venerdì 3 febbraio 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – La nuova alunna

C’era una volta un ragazzo molto timido di nome Kalle. Kalle non era molto bello né tanto ricco ma era tanto simpatico, rispettoso e intelligente. Kalle andava alle scuole medie del suo paese e studiava molto perché da grande voleva diventare un medico famoso per salvare tante vite e anche per salvare la sua famiglia dalla povertà. Un bel giorno arrivò nella sua classe una nuova alunna di nome Sophie. Sophie era bellissima e tutti gli alunni maschi persero all’istante la testa per lei e tutte le alunne femmine morirono immediatamente di gelosia per lei. Anche Kalle se ne innamorò subito. Già dal primo giorno tutti cercarono di conquistare Sophie: c’è chi cacciò il suo compagno di banco da una vita per farle posto, chi le comprò la merendina alla pausa, c’è chi le apriva sempre la porta, chi le passò i compiti e c’è chi invece si offrì di essere interrogato al suo posto. Kalle, però, era come pietrificato e non riuscì a fare niente. Forse anche per questo, con grande sorpresa di tutta la classe, Sophie decise di sedersi in banco con lui e cominciò subito a parlargli. All’inizio Kalle rimase muto come un pesce e non riuscì a spiccicare una parola, tanta era l’emozione di averla vicino. Col tempo, però, Kalle si sciolse e riuscì a parlare più liberamente. La sua simpatia conquistò subito Sophie che non riusciva mai a smettere di ridere alle sue battute, anche nel bel mezzo delle lezioni. Dopo qualche settimana i due s’incontrarono anche fuori dalla scuola per fare i compiti assieme e nei fine settimana per andare a prendere un gelato o per andare al luna park. Il loro legame crebbe sempre di più e di conseguenza anche il livello di confidenza. Sophie invitò Kalle anche a casa sua per presentarlo ai suoi genitori e così fece anche Kalle. Ormai il loro legame era così saldo che bastava uno sguardo o un gesto per capirsi e scherzare assieme. Tutta questa confidenza creò anche molte invidie tra i compagni di classe che cercarono in tutti i modi di screditare Kalle facendo notare a Sophie quanto lui fosse povero e brutto. A Sophie queste cose però non interessavano perché a lei Kalle piaceva così. Venne dunque il giorno del ballo della scuola e Kalle aveva in mente solo una persona cui chiedere di andarci assieme: ovviamente Sophie. Una sera, mentre guardavano una commedia romantica seduti sul divano sgranocchiando pop-corn, Kalle prese il coraggio a due mani e chiese a Sophie di andare al ballo con lui. Sophie sorrise, prese le mani di Kalle tra le sue e rispose che lei al ballo ci sarebbe andata con il ripetente Harald, il figlio del petroliere norvegese. Kalle ci rimase molto male, ma non lo fece troppo a vedere per non ferire Sophie. Lei, però se ne accorse lo stesso e per cercare di scusarsi gli disse che lei teneva molto al loro rapporto e che avrebbe voluto mantenere la loro buonissima amicizia. Kalle ringraziò del pensiero e finì i suoi pop-corn.
Fine della storia: ora a letto, figliolo!

giovedì 8 dicembre 2016

FAVOLE MALRIUSCITE – Da grande

C’era una volta un ragazzo che voleva essere grande. Non nel senso dell’altezza o dell’età, ma nel senso dell’importanza. Certo, anche l’altezza e l’età avrebbero fatto comodo, ma non erano una sua priorità. Quello che lui voleva era diventare un grande, talmente grande da cambiare il mondo. C’erano tante cose che non gli piacevano della società moderna: dalle guerre alla povertà, dalle armi al terrorismo e c’era bisogno di molto lavoro. Come avrebbe potuto influenzare il mondo così tanto? Avrebbe voluto essere re o imperatore per poter almeno cambiare le sorti di un paese, ma non aveva nessun titolo nobiliare e non ascendeva da nessuna famiglia reale. Quindi questo era escluso. Però avrebbe potuto diventare presidente della sua nazione, la più grande delle nazioni. La strada era lunga: prima avrebbe dovuto diventare consigliere della sua città, poi sindaco, poi governatore della sua regione, poi parlamentare e infine presidente. Certo, i suoi nobili intenti richiedevano tanti sforzi e sacrifici, ma lui non era tipo da tirarsi indietro. Lui era un tipo testardo. Il giorno stesso si recò alla sede del suo partito, il più grande dei partiti. Purtroppo avrebbe dovuto essere maggiorenne per essere iscritto. Allora lui aspettò e aspettò. Intanto lesse tutti i giornali ogni giorno, seguì tutti i dibattiti politici in televisione e studiò la storia politica del suo paese. Quando fu maggiorenne poté finalmente iscriversi al partito e dopo aver partecipato attivamente alla vita politica, aver ascoltato le esigenze dei cittadini riuscì ad ottenere addirittura un posto come assessore nella nuova giunta comunale. Tutti erano orgogliosi di un giovane preparato come lui. Col tempo, però, si accorse che il suo partito, il più grande dei partiti, non era tutto rosa e fiori e c’erano alcune cose da cambiare. Lui non si perse d’animo neanche questa volta e cominciò a denunciare le ingiustizie e gli sprechi della giunta in città. Le sue azioni non passarono certo inosservate e ben presto gli fecero guadagnare tanti estimatori quanti nemici. Un giorno, per dissidi interni, il posto di vice sindaco si liberò e molti pensarono a lui come successore: questa era una grande occasione per fare il passo avanti e diventare più grandi. Tutto sembrava pronto per la sua presa in carica ma qualche giorno dopo, però, alcuni suoi nemici politici trovarono il modo di candidare e far scegliere il fidanzato della figlia del sindaco al suo posto. Non solo, il ragazzo fu anche cacciato dal partito perché ingiustamente accusato di avere remato contro la giunta con tutte le sue denuncie. Il ragazzo e altri cittadini protestarono alacremente ma non ci fu niente da fare. Il ragazzo provò allora a contattare alcuni giornali locali e nazionali in segno di protesta, ma nessuno era interessato a scrivere quella storia così tipica e di poco richiamo mediatico. Allora il ragazzo si arrese alla vita politica del suo paese e si trasferì all’estero.
Fine della storia: ora a letto, figlioli!

mercoledì 2 novembre 2016

FAVOLE MALRIUSCITE – Il pesciolino nell’oceano

C’era una volta un pesciolino di nome Nessuno. Lui non era solo e assieme al suo banco di cefali stava iniziando l’annuale migrazione verso l’altra parte dell’oceano. Era molto importante che il gruppo restasse unito, affinché i pesci si proteggessero reciprocamente. Nessuno, però, aveva sempre molta energia ed era un pesce molto curioso e la sua curiosità gli era sempre costata molta disattenzione e rimproveri dai genitori. Così, quando il suo banco di pesci fece una pausa alle isole Azzorre in mezzo all'Atlantico, Nessuno decise di fare una gara con suo cugino Qualcuno per stabilire chi fosse il più veloce a fare il giro dell’arcipelago. La gara partì e Nessuno prese subito un ampio margine di vantaggio. A metà percorso il distacco si fece sempre più grande e Nessuno cominciò a nuotare più lentamente. A quel punto la curiosità prese il sopravvento: Nessuno cominciò a distrarsi con le alghe, le stelle marine e gli altri pesci, portandosi gradualmente sempre più fuori percorso. Senza accorgersene, Nessuno si ritrovò in mezzo all'oceano, ben lontano dalle isole Azzorre. Suo cugino Qualcuno giunse a destinazione molto in ritardo: non trovò Nessuno ma trovò il banco che decise di non aspettare oltre e partì perché già in ritardo sulla tabella di marcia. Ora Nessuno era solo in mezzo all'oceano senza una meta precisa ed esposto ai pericoli del mare, quali correnti, meduse, squali e altri pesci predatori. Nessuno vagò disperato per giorni e giorni in cerca del suo banco, sfuggì coraggiosamente a squali, nuotò strenuamente contro corrente, evitò saggiamente meduse velenose, ma dei suoi amici e dell’America nessuna traccia. Dopo altri giorni, fortunatamente, Nessuno trovò la via giusta e riuscì finalmente ad avvicinarsi alla costa. Come premio per i suoi sforzi, Nessuno vide in lontananza un banco di pesci che sembrava il suo. Che fossero davvero loro? Che felicità! Nessuno trovò energie nascoste e mosse le pinne il più velocemente possibile fino ad arrivare sempre più vicino. Quello in fondo alla coda sembrava proprio suo cugino Qualcuno. Nessuno nuotò ancora fino a raggiungere il banco di pesci. No, purtroppo, quello non era suo cugino Qualcuno. Inoltre, ben presto Nessuno si accorse che quello non era neanche il suo banco di pesci. Che delusione! Non solo non era il suo banco di pesci ma era un gruppo di famelici barracuda. Nessuno non si perse d’animo e nuotò in direzione opposta. I barracuda però erano in molti e più riposati, raggiunsero Nessuno e lo sbranarono per poi proseguire per la loro rotta.
Fine della storia: ora a letto, figlioli!

martedì 13 settembre 2016

FAVOLE MALRIUSCITE – La principessa nella torre

C’era una volta una principessa di un regno molto grande e lontano. La principessa era giovane, molto bella e altrettanto intelligente e viveva con i suoi genitori, il re e la regina, in un castello sfarzoso nel cuore del regno. Date le sue molte qualità, aveva molti pretendenti che venivano a bussare alla porta del re da ogni parte del grande regno. La principessa però non sapeva decidersi: uno era troppo basso, uno era troppo alto, uno era troppo povero, uno era troppo avaro, uno era troppo spaccone, uno era troppo umile, uno era troppo brutto, uno era troppo vanitoso, uno era troppo magro, uno era troppo grasso, uno era troppo puntiglioso, uno era troppo approssimativo, uno era troppo complicato, uno era troppo banale. Insomma i suoi pretendenti erano sempre in qualche modo non adatti. Il re, suo padre, allora si adirò e decise di rinchiudere la principessa in cima a una torre in un altro castello all'estremità del suo regno. Il castello era in una zona lugubre e nebbiosa, era attorniato da un fossato pieno di pericolosi coccodrilli, era sorvegliato da un potente drago sputa fuoco e sulle sue mura s’inerpicava una folta ramificazione di rovi spinosi. Il re decise che il primo uomo che fosse riuscito a liberare la principessa da questa fortezza avrebbe potuto ottenere la sua mano. Inoltre, il re decise che a proteggere la sua stanza ci fosse un indovino pronto a testare l’intelligenza del pretendente sottoponendogli un terribile quesito e una difficilissima sfida a scacchi. Dopo molti tentativi falliti di alcuni pretendenti venne il giorno in cui il principe di un paese lontano accolse la sfida. Il principe arrivò a cavallo fino al portone d’ingresso del castello. Prese la rincorsa e con un balzo saltò il fossato. Si aggrappò alla schiena del drago per raggiungere la sommità della torre evitando i rovi. Lottò alacremente e sconfisse il drago tagliandogli la testa. Risolse il quesito dell’indovino senza pensarci su due volte. Infine diede scacco matto all'avversario in quattro mosse. Quando aprì la porta, il principe era così bello e intelligente che la principessa se ne innamorò subito. «Sì, sei tu l’uomo della mia vita», disse la principessa. «Tu sì che potrai avere la mia mano. Sposami!». La principessa era in estasi e non aspettava altro che la risposta del principe, la quale non tardò ad arrivare. «No», rispose il principe, aggiustandosi il colletto e spolverandosi il vestito. «Non ti sposo. Io sono gay. Ho fatto tutta questa strada perché pensavo fossi il re, non la principessa!» Il principe se ne andò lasciando la principessa basita, la quale non si sposò più perché nessun altro uomo fu in grado di venire a salvarla.

Fine della storia: ora a letto, figliola!

giovedì 11 agosto 2016

FAVOLE MALRIUSCITE – La tigre della giungla

C’era una volta una tigre di nome Mambù che si aggirava annoiata per la foresta pluviale. La tigre conosceva ogni angolo della sua area e ormai niente riusciva più ad attirare la sua attenzione. Quella mattina però notò, con molta sorpresa, un piccolo cesto abbandonato ai piedi di un grosso albero. Incuriosita e guardinga, Mambù si avvicinò al cesto un passo alla volta. Scostando con la zampa i panni all'interno del cesto scoprì un neonato umano. Il bambino era stato abbandonato in fasce qualche ora prima. Il bambino dormiva pacifico e sembrava sorridere alla tigre nel sonno. Mambù si guardò attorno stupita: chi avrà mai potuto abbandonare un essere così indifeso? Chi hai mai potuto fare qualcosa di così cattivo? Essendo ora svestito, il bambino fece una smorfia perché cominciava a sentire freddo. Mambù si avvicinò ancora di più al cesto e col suo corpo e il suo alito tenne il bambino al caldo. Il bambino era ancora accigliato e stava per piangere. Mambù allora cercò di recuperare la situazione leccando il bambino sulla guancia. Il bambino si calmò e la tigre Mambù si accorse che il bambino era veramente dolce. Ora il bimbo sorrideva felice. Sembra molto tenero, pensò Mambù e in un paio di bocconi sbranò il piccolo bambino in fasce.
Fine della storia: ora a letto, figliolo!