Annuso una foglia
di betulla e strabuzzo gli occhi al passare di un daino a pochi metri da me.
Sorrido soddisfatto respirando l’aria fresca e godendo del silenzio che mi
circonda. Sono un ragazzo di campagna. Non come il geniale Renato Pozzetto – magari!
– ma perché sono cresciuto nella periferia della periferia italiana. In una
zona che molti scambiano per territorio sloveno e altri per il Veneto. Fin fa
piccolo sono stato molto a contatto con la natura. Andavo in giro per boschi
col buio, facevo il bagno nella corrente forte del fiume, saltavo come una
scimmia da un albero all’altro e altre mille cose intelligentissime che
mettevano a repentaglio la mia vita un giorno sì e uno anche, facevano
arrabbiare mamma e papà e soprattutto fungevano da repellente naturale per le
ragazze. Ho persino fondato una specie di “setta segreta”, che poi segreta non
era, con i miei amichetti del cortile dedicata al culto e alla preservazione
della natura. Encomiabile, se si pensa alla mia spiccata fobia per le cimici
che pullulano le campagne friulane e i vigneti della mia zona.
Da adolescente, però, è cambiato tutto. Non più gite sull’erba alta, non più tuffi spericolati, non più capanne sull’albero. Era ora si potrebbe pensare. Era il momento di crescere. Una cosa però rimase uguale: la leggendaria repulsione da parte delle ragazze. In pochi anni il rifiuto per la campagna era cresciuto senza che me ne fossi accorto e assieme a esso la fascinazione per la città. Prima le scuole in città a Udine e poi il trasferimento a Trieste, per continuare a studiare ed evitare lo spauracchio del lavoro, furono il coronamento di questa transizione. Tanto meglio che nella città giuliana fosse assente la mia acerrima nemica: la Nezara viridula – la sopraccitata cimice verde.
Infanzia in campagna e gioventù in città. Come conciliare gli opposti? L’approdo a Stoccolma fu il perfetto connubio e crasi di queste due entità presenti nella mia anima. Non ho capito subito questo concetto appena trasferito, ma solo dieci anni fa, quando sono diventato padre per la prima volta e quando ho rivissuto attraverso le prime esperienze di mio figlio le meraviglie della natura. Gli occhi sognanti di un bambino curioso hanno risvegliato la voglia di prati, colline in fiore e fonti d’acqua inesauribile. Stoccolma e dintorni, con le sue migliaia di parchi, riserve naturali, isole e boschi sparsi ovunque, molto spesso dietro casa – letteralmente – sono il luogo ideale per ritrovare le proprie radici. Appena spunta la tanto agognata bella stagione, da maggio a settembre, se si ha fortuna – molta fortuna – si può approfittare per lanciarsi in scampagnate sotto cieli più azzurri di un principe, tra prati più verdi di un partito politico e tra acque più blue e profonde di un computer bravo al gioco degli scacchi. È straordinario potersi immergere in una riserva naturale a solo pochi chilometri dal centro della capitale. Poter godere del cinguettio indisturbato degli uccelli, il brulicare delle formiche e il brucare delle mucche a meno di un’ora dalla città è un’esperienza unica. A Stoccolma si potrebbe puntare il dito a caso in un qualsiasi punto della mappa per essere nelle vicinanze di un bosco in piena regola. Si potrebbe andare in qualsiasi direzione cardinale per giungere senza troppe fatiche, sia coi mezzi pubblici sia con la propria auto, nei pressi di un parco nazionale ben attrezzato con spiazzi per campeggio e balneazione. C’è solo l’imbarazzo della scelta nella Naturkarta. Inutile dare suggerimenti perché ogni area verde ha i suoi molti pregi e i suoi pochi difetti. Inoltre sono talmente tante che ci si metterebbe troppo tempo a elencarle tutte con tanto di recensione. Basta davvero provarle tutte e buttarsi senza troppi pensieri in mezzo alla boscaglia. Il divertimento e la pace saranno garantiti perché grazie ai sentieri ben segnati e alle informazioni turistiche chiare è praticamente impossibile perd… hm, aspetta un momento, qualcuno potrebbe aiutarmi a ritrovare il parcheggio in mezzo a tutti questi alberi e laghetti?
Da adolescente, però, è cambiato tutto. Non più gite sull’erba alta, non più tuffi spericolati, non più capanne sull’albero. Era ora si potrebbe pensare. Era il momento di crescere. Una cosa però rimase uguale: la leggendaria repulsione da parte delle ragazze. In pochi anni il rifiuto per la campagna era cresciuto senza che me ne fossi accorto e assieme a esso la fascinazione per la città. Prima le scuole in città a Udine e poi il trasferimento a Trieste, per continuare a studiare ed evitare lo spauracchio del lavoro, furono il coronamento di questa transizione. Tanto meglio che nella città giuliana fosse assente la mia acerrima nemica: la Nezara viridula – la sopraccitata cimice verde.
Infanzia in campagna e gioventù in città. Come conciliare gli opposti? L’approdo a Stoccolma fu il perfetto connubio e crasi di queste due entità presenti nella mia anima. Non ho capito subito questo concetto appena trasferito, ma solo dieci anni fa, quando sono diventato padre per la prima volta e quando ho rivissuto attraverso le prime esperienze di mio figlio le meraviglie della natura. Gli occhi sognanti di un bambino curioso hanno risvegliato la voglia di prati, colline in fiore e fonti d’acqua inesauribile. Stoccolma e dintorni, con le sue migliaia di parchi, riserve naturali, isole e boschi sparsi ovunque, molto spesso dietro casa – letteralmente – sono il luogo ideale per ritrovare le proprie radici. Appena spunta la tanto agognata bella stagione, da maggio a settembre, se si ha fortuna – molta fortuna – si può approfittare per lanciarsi in scampagnate sotto cieli più azzurri di un principe, tra prati più verdi di un partito politico e tra acque più blue e profonde di un computer bravo al gioco degli scacchi. È straordinario potersi immergere in una riserva naturale a solo pochi chilometri dal centro della capitale. Poter godere del cinguettio indisturbato degli uccelli, il brulicare delle formiche e il brucare delle mucche a meno di un’ora dalla città è un’esperienza unica. A Stoccolma si potrebbe puntare il dito a caso in un qualsiasi punto della mappa per essere nelle vicinanze di un bosco in piena regola. Si potrebbe andare in qualsiasi direzione cardinale per giungere senza troppe fatiche, sia coi mezzi pubblici sia con la propria auto, nei pressi di un parco nazionale ben attrezzato con spiazzi per campeggio e balneazione. C’è solo l’imbarazzo della scelta nella Naturkarta. Inutile dare suggerimenti perché ogni area verde ha i suoi molti pregi e i suoi pochi difetti. Inoltre sono talmente tante che ci si metterebbe troppo tempo a elencarle tutte con tanto di recensione. Basta davvero provarle tutte e buttarsi senza troppi pensieri in mezzo alla boscaglia. Il divertimento e la pace saranno garantiti perché grazie ai sentieri ben segnati e alle informazioni turistiche chiare è praticamente impossibile perd… hm, aspetta un momento, qualcuno potrebbe aiutarmi a ritrovare il parcheggio in mezzo a tutti questi alberi e laghetti?
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