Un paio di mesi fa
mi lamentavo della mancanza di strutture per la balneazione nella capitale
svedese ed ecco che Stoccolma nel giro di pochi giorni provvede: slask!
Purtroppo non ho nessun potere politico e le autorità svedesi non sono così
efficienti da risolvere la questione prima ancora di aver partecipato ad almeno
un paio di pause fika. Quindi più che il comune è stato il clima a
contribuire a uno straordinario processo di trasformazione che ci ha riportati
tutti nella collezione buio-depressiva autunno-inverno 2025/26. Dopo le copiose
nevicate delle feste natalizie le temperature sono salite di qualche grado, quel
tanto che basta da far sciogliere la neve ma non abbastanza da liberare del
tutto le strade e i marciapiedi. La neve fa i dispetti insomma e smantella lo
show bianco e luminoso che aveva messo in piedi a inizio gennaio. Quel che
resta è una brodaglia di acqua, fango, condensato di smog, sassetti e rifiuti
tritati. Un cocktail micidiale che neanche da bambino avrei mai osato ricreare
nel secchio di plastica che rubavo dal garage a mio padre per fingermi
stregone. Tutto questo bendidio in svedese si chiama appunto slask.
Nel periodo che va dallo scioglimento dei ghiacci alla primavera si può assistere agli stoccolmesi che si cimentano in una corsa a ostacoli buffa ed epica nella quale il primo premio per tutti consiste in una bella giornata di sole coperta da nuvoloni grigi. Ora infatti la città si è trasformata in una serie di laghetti artificiali poco invitanti delimitati da cacche di cane sepolte da padroni sconsiderati sotto pupazzi di neve e ora emerse come fossili indesiderati. Così i cittadini spostano temporaneamente lo sguardo dal cellulare al marciapiede per saltellare da un'isoletta asciutta all'altra cercando di salvare le scarpe. Nonostante gli sforzi però i pantaloni finiscono sempre per sporcarsi di fango. La gente della capitale è però intraprendente è risolve il problema con metodi creativi ma poco ortodossi per la stagione: c’è chi infatti porta scarpe o stivali talmente alti da sembrare palafitte, chi se ne va in giro arrotolando i pantaloni per riscoprire la moda anni ’30, chi si mette direttamente i pantaloni corti fingendo di essere a Midsommar – in effetti a volte la temperatura non è tanto diversa – e chi addirittura indossa ai piedi infradito hawaiane credendo di essere alla Maldive e procurandosi un mal di testa geografico. Tutti questi bizzarri stratagemmi serviranno ancora per poco comunque, perché lo slask non durerà per sempre e tra qualche giorno le temperature inevitabilmente scenderanno di nuovo sotto lo zero – siamo pur sempre in Svezia a gennaio e febbraio – portando lo Stige superficiale a diventare ben presto un'enorme pista da pattinaggio illuminata da luci colorate accompagnate da echeggianti suoni melodici. Detta così sembra un parco giochi straordinario, ma il divertimento è garantito solo per chi ha avuto l’accortezza di munirsi di ramponi da ghiaccio. Ah, i suoni che si sentono in sottofondo sono quelli delle ambulanze che soccorrono i feriti con arti fratturati e dischi vertebrali schiacciati.
Sospirando amaramente rifletto: menomale che non mi sono mai lamentato della mancanza di palazzetti del ghiaccio altrimenti la situazione sarebbe stata ben peggiore. Ora però me ne vado. Accendo il motore del motoscafo che porta il mio cognome sulla fiancata e corro a comprare un paio di pattini per sopravvivere alla prossima era glaciale.
Nel periodo che va dallo scioglimento dei ghiacci alla primavera si può assistere agli stoccolmesi che si cimentano in una corsa a ostacoli buffa ed epica nella quale il primo premio per tutti consiste in una bella giornata di sole coperta da nuvoloni grigi. Ora infatti la città si è trasformata in una serie di laghetti artificiali poco invitanti delimitati da cacche di cane sepolte da padroni sconsiderati sotto pupazzi di neve e ora emerse come fossili indesiderati. Così i cittadini spostano temporaneamente lo sguardo dal cellulare al marciapiede per saltellare da un'isoletta asciutta all'altra cercando di salvare le scarpe. Nonostante gli sforzi però i pantaloni finiscono sempre per sporcarsi di fango. La gente della capitale è però intraprendente è risolve il problema con metodi creativi ma poco ortodossi per la stagione: c’è chi infatti porta scarpe o stivali talmente alti da sembrare palafitte, chi se ne va in giro arrotolando i pantaloni per riscoprire la moda anni ’30, chi si mette direttamente i pantaloni corti fingendo di essere a Midsommar – in effetti a volte la temperatura non è tanto diversa – e chi addirittura indossa ai piedi infradito hawaiane credendo di essere alla Maldive e procurandosi un mal di testa geografico. Tutti questi bizzarri stratagemmi serviranno ancora per poco comunque, perché lo slask non durerà per sempre e tra qualche giorno le temperature inevitabilmente scenderanno di nuovo sotto lo zero – siamo pur sempre in Svezia a gennaio e febbraio – portando lo Stige superficiale a diventare ben presto un'enorme pista da pattinaggio illuminata da luci colorate accompagnate da echeggianti suoni melodici. Detta così sembra un parco giochi straordinario, ma il divertimento è garantito solo per chi ha avuto l’accortezza di munirsi di ramponi da ghiaccio. Ah, i suoni che si sentono in sottofondo sono quelli delle ambulanze che soccorrono i feriti con arti fratturati e dischi vertebrali schiacciati.
Sospirando amaramente rifletto: menomale che non mi sono mai lamentato della mancanza di palazzetti del ghiaccio altrimenti la situazione sarebbe stata ben peggiore. Ora però me ne vado. Accendo il motore del motoscafo che porta il mio cognome sulla fiancata e corro a comprare un paio di pattini per sopravvivere alla prossima era glaciale.