Lui è
PierGianMario.
PierGianMario è un
opinionista, giornalista, psicologo dello sport, azionista di maggioranza,
allenatore, scout di talenti e solo nel tempo libero fa l’operaio, l’impiegato
d’ufficio o il libero professionista. PierGianMario si avvolge la sciarpa
azzurra attorno al collo e si siede pesantemente sulla poltrona del divano
davanti alla televisione con una birra ghiacciata in mano. Segue tutta la
partita della nazionale di calcio con ansia. Gioisce, impreca, spera, sbraita,
insulta l’arbitro, – tsè, francese, figurarsi – i giocatori, i tifosi e i
raccattapalle minorenni dello stadio. Alla fine piange. Un pianto ininterrotto
da dodici anni – and counting. Dopo essersi asciugato il viso, si alza
dalla poltrona sulla quale aveva lasciato l’impronta indelebile e si sposta
nello studio, davanti al monitor di un computer. Lì scrive. Muove le dita sulla
tastiera. Allena i movimenti fini. Libera l’atleta dalle falangi d’oro che c’è
in lui e commenta, sentenzia, certifica, accusa quello che ha visto e quello
che invece avrebbe dovuto essere se solo avessero fatto come aveva detto lui
cinque anni fa – o erano cinque minuti fa? Non ricorda. Reagisce, batte i pugni
sul tavolo e manda a quel paese altri Nome_utente82 o pseudonimi improbabili
come lui – ma peggio di lui, ovviamente – e tutti i giornalisti prezzolati a
suo avviso incompetenti.
Dopo una
rinvigorita ipertonia arteriosa si calma e torna a sedersi sulla poltrona di
prima. Abbandona la sciarpa e indossa un cappellino bianco con visiera. Cambia
canale e questa volta non impreca, ma, nonostante non abbia mai tenuto in mano
o visto una racchetta, si esalta e si abbandona a grida e lacrime di gioia. Il
tennista più pubblicizzato d’Italia si è redento dai suoi peccati quando era
ancora altoatesino e ora è tornato a essere italiano, oltre che numero uno al
mondo. Non si sa ancora per quanto tempo perché il complesso calcolo matematico
dei punti e dei tornei che mancano a fine anno lo tengono sveglio la notte –
PierGianMario s’intende, non il tennista. Così si getta a capofitto a cercare
forum e siti specializzati di tennis per informarsi e avallare ipotesi
suggestive sul proseguimento del cammino del campione. PierGianMario infila le
mani in tasca, dove oltre che il cellulare trova la verità, e sforna il piano
strategico perfetto per mantenere la testa della classifica il più a lungo possibile:
lui sa che Sinner non andrà a Barcellona perché è un torneo minore, sa che
forse farà Madrid, ma sarà sicuramente presente a Roma e all’immancabile Roland
Garros, dove dovrà consumarsi la Vendetta, con la V maiuscola. Dalla sicurezza
che traspare dalle sue parole sembrerebbe che PierGianMario abbia fatto il
punto della situazione faccia a faccia con Sinner nei camerini subito dopo
l’ultima vittoria a Montecarlo.
Con aria sognante e
un sorrisetto beffardo sulle labbra si toglie il cappellino in modo tale da
scoprire una fascetta che gli gira attorno alla fronte, le tempie e gli passa sulle
orecchie. Ora è pronto a tirare un sospiro di sollievo per non avere preso un
altro cucchiaio di legno al prestigioso torneo Sei Nazioni. “Eroici” digita sui
social, definendo i quindici ragazzotti muscolosi del rugby dopo averli visti
trionfare e compiere l’impresa epica di battere dopo trentacinque anni e per la
prima volta assoluta la blasonatissima Inghilterra. I tre leoni sembravano dei
gattini spaesati dopo le bastonate prese dai gladiatori latini. Ormai le cose
sono cambiate. Non siamo più delle comparse.
PierGianMario
solleva la fascetta sopra le orecchie e si mette seduto sulle ginocchia, non
prima di essersi infilato delle ginocchiere. Ora è il momento di guardare una
squadra di supereroine, che non sbagliano mai, che sono un esempio di
professionalità e di competenza. PierGianMario se ne compiace e, nonostante
abbia ormai sprecato ogni possibile commento, non si astiene da elogiare la
nazionale femminile di pallavolo. Sono inafferrabili, indomabili, inarrivabili.
Hanno vinto tutto: europei, mondiali, olimpiadi, universiadi, Nations League,
giochi del Mediterraneo, giochi del Caspio, torneo di briscola rionale, tombola
parrocchiale, Monopoly tra amici. Tutto ciò che c’era da vincere loro ci hanno
messo l’oro sopra.
A fine giornata
PierGianMario si toglie tutto l’abbigliamento sportivo non sudato e s’infila
sotto le coperte. Ha però una smorfia tra le labbra. Ripensa al mancato approdo
al mondiale della nazionale di calcio e prima di chiudere gli occhi aggiorna il
suo status sui social: Ci vuole una soluzione per lo sport italiano. Si
addormenta. Nonostante le vittorie nel tennis, nel rugby e nella pallavolo, lui
si concentra su altro. PierGianMario è fatto così. È proprio come (quasi) tutti
noi e allora buonanotte e sogni d’oro.