sabato 23 dicembre 2023

ITALIENAREN – Innovazioni tradizionali

Innovazione: l’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi.
Tradizione: trasmissione nel tempo, di generazione in generazione, di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme.
Così si legge sul dizionario Treccani la definizione di queste due parole. Innovazioni tradizionali, quindi, sembrerebbe un ossimoro, ma in realtà non lo è perché anche le tradizioni più profane e non legate alla religione hanno trovato, nel corso degli ultimi anni, il loro posto nel cuore delle persone. Andiamo dunque, in ordine cronologico di apparizione nel mese di dicembre, a fare una lista soggettiva, scherzosa e non assolutamente esaustiva di queste innovazioni tradizionali.
Iniziamo con il fantasmagorico “Whamageddon”. Il nome è abbastanza catastrofico ma è solo un concorso non a premi, se non consideriamo la gloria, al quale si partecipa con amici reali o virtuali che avviene in tutto il mondo, a distanza via internet, in qualsiasi momento dal primo dicembre alla Vigilia. L’obiettivo è riuscire a non ascoltare la canzone “Last Christmas” della band britannica “Wham!” per tutto il periodo natalizio. Quasi impossibile evitarla considerando le innumerevoli visite in questo periodo nei centri commerciali, mercatini di Natale e passeggiate in centro. Una sola volta sono riuscito ad arrivare indenne a Natale perché è veramente un’impresa titanica, degna di un asceta tibetano.
Passiamo poi all’antica arte di liberare il calendario del 13 dicembre da tutti gli impegni all’ultimo minuto per riuscire ad andare al concertino di Santa Lucia dei figli che la scuola ha deciso di programmare al “comodissimo” orario delle due di pomeriggio come se nessuno avesse un lavoro da portare avanti per mantenere i sopraccitati figli. Non andarci? Pena di morte e decapitazione per mano dei sensi di colpa instaurati dalle maestre e i genitori degli altri bambini. Vedere, però, quei piccoli marmocchi cantare in playback canzoni natalizie in svedese ripaga dell’intero pomeriggio perso al lavoro.
A poche settimane dal Natale è il momento di attuare la machiavellica tecnica che consiste nel riciclare i regali degli anni passati o anche quelli appena ricevuti se si è veloci nel rimpacchettare e se si ha poco pelo sullo stomaco. Il tutto sta nel ricordare chi ha regalato cosa e nell’avere sempre della carta natalizia per pacchetti nell’armadio. Fondamentale.
E siamo alla vigilia. Accendiamo la televisione, rilassiamoci e godiamoci la presenza delle persone più care e più importanti della nostra infanzia. Mamma e papà? Fratelli e sorelle? Nonni e zii? No, no e no. Sto parlando di Eddie Murphy e Dan Aykroyd, i protagonisti del leggendario “Una poltrona per due” che accompagna la Vigilia degli italiani alle ore 21.35 su Italia 1 dal lontano 1983. Se vi siete trasferiti in Svezia e non avete i canali italiani come è successo a me, non disperate perché Paperino e i suoi amici (“Kalle Anka och hans vänner”) vi terranno compagnia alle ore 15.00 su SVT1.
Che tu sia andato alla messa di mezzanotte o meno, alle prime ore del Natale non puoi sottrarti ai giochi di società fino a morte sopraggiunta per esaurimento nervoso. Bicchierini di grappa o di liquori intervallati da caffè doppi aiuteranno a restare svegli durante una bella partita a Monopoly. Il gioco deve almeno durare fino alle ore piccole – altrimenti non vale – così da poter rovinare amicizie che duravano da decine di anni o rapporti con i familiari, che erano comunque logori, ma che godevano di una temporanea tregua pacifica durante le feste. A casa mia di solito il cessate il fuoco s’interrompe quando mia sorella si ferma su Parco della Vittoria con albergo in mio possesso. Lei va in bancarotta e io evito uno scappellotto per il rotto della cuffia. A volte le parti s’invertono.
Smaltita la sbornia di cibo e di alcol della cena del 24, si ricomincia con quella del pranzo del 25. Quando pensi che tutto sia finito giunge l’attività più snervante ma necessaria all’ora del dessert: spulciare i canditi e l’uvetta dal panettone. La tavolata non è più un ritrovo di famiglia, ma si trasforma nella foresta pluviale africana dove un branco di altri primati, gli scimpanzé, si prodigano nel social grooming, l’atto di pulizia reciproca, con l’amico panettone.
Infine, giusto citare anche la tradizione innovatrice jolly che può avvenire in qualsiasi momento, anche a partire addirittura da settembre, ma che s’intensifica da dicembre in poi e in particolar modo dopo Natale. Si tratta delle sofisticate, a volte eleganti a volte pragmatiche, mosse samurai per sviare o evitare di rispondere alla più fatidica e avvilente delle domande: “Che cosa fai a capodanno?” A volte ti lanci in progetti di viaggi, pianificazione di feste esagerate o voli pindarici sul menù della cena, ma sai benissimo che con due figli piccoli a carico la soluzione migliore e più sensata è quella di andare a dormire alle dieci, svegliarsi alle undici e cinquanta, festeggiare con un calice di acqua gassata ancora sotto le coperte e poi tornare a dormire a mezzanotte e dieci. No, scherzo. In realtà il programma è quello di cercare di stare svegli il più possibile e ritrovarsi davanti a due opzioni: farsi tenere gli occhi aperti con gli aghi sulle palpebre come in Arancia Meccanica per riuscire a resistere fino alla mezzanotte passata oppure addormentarsi alle undici e venti e festeggiare l’arrivo del nuovo anno la mattina successiva. In passato ho già testato entrambe le alternative con ottimi risultati.
E ora, se non vi dispiace, vado ad aprire la casella di oggi del calendario dell’Avvento. Se sarò abbastanza rapido riuscirò a rubare i cioccolatini ai miei figli.
 
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Ecco il link all’articolo su Italienaren - Il lavoratore:
https://italienaren.org/Innovazioni-tradizionali/

martedì 19 dicembre 2023

ITALIENAREN – Il trasformista

Oggi ha un vestito rosso con dettagli bianchi. Domani ne avrà uno nero, ma sempre con rifiniture bianche. Tra qualche mese sarà giallo e ornato di piume e poi ancora cambierà in verde con sfumature floreali. Non gli serve neanche una cabina del telefono per cambiarsi d’abito, ma gli basta un magazzino, uno scaffale o una dispensa. Si toglie il vestito con un po’ d’acqua e poi se ne appiccica un altro con la colla. Alla fine però, a guardar bene, è sempre lui.
Non ci si può rimproverare se qualche volta, da neofiti della vita svedese, ci si confonde e si pensa che siano diversi. È normale sbagliare con questo abile trasformista dei supermercati, ma i più esperti lo possono smascherare con facilità.
Se non si era capito, non si sta descrivendo un supereroe o un mago, ma qualcosa da bere tipicamente svedese. Questa bevanda è un must. Attenzione, però, non va pronunciato all’inglese, /mʌst/, bensì alla svedese /mus:t/. Questa bibita si presenta sugli scaffali dei supermercati, sulle tavole imbandite e sulle tovaglie da pic-nic sui prati verdi nelle sue “diverse” vesti, cercando di non farsi riconoscere. È il prezzemolo della cucina svedese e non puoi mai mancare nelle feste che si rispettino. Che sia julmust (natalizio), vintermust (più scuro perché invernale), påskmust (pasquale) o sommarmust (estivo a Midsommar) è sempre la stessa brodaglia.
Dal colore ambrato scuro e dalla frizzantezza limitata, al primo approccio il must si presenta con un gusto amarognolo, lievi sfumature dolciastre e con un leggero retrogusto di chinotto sgasato. Per i più nostalgici italiani, ricorda la cola soda o la popsi (nomi inventati), quelle specie di imitazioni malriuscite della coca-cola o della pepsi di seconda fascia che si compravano – o che forse si comprano ancora – a basso prezzo nei discount di periferia in Italia. Assomiglia a quella bevanda che ti propinava la nonna insieme alle caramelle Roxana (anche questo nome inventato per rappresentare un generico tarocco delle Rossana che la povera vecchina sbagliava di comprare al supermercato) quando le facevi visita, quasi per punirti perché non andavi a trovarla abbastanza spesso.
Col passare delle sorsate di must — se uno osa — il gusto si avvicina allo sciroppo della mamma comprato in farmacia che ti infilavano forzatamente in gola con l’imbuto quando avevi l’influenza. In effetti, il paragone con la farmacia non è così sbagliato in quanto una delle marche di must più famose è Apotekarnes, che significa letteralmente “dei farmacisti”. Ovviamente c’è da chiedersi se in origine venisse usato veramente come medicinale contro la tosse o come deterrente per i bambini che si comportavano male, ma ovviamente sono solo leggende metropolitane inventate in questo istante.
Col passare degli anni vissuti in Svezia e dopo diversi tentativi di avvicinamento al must — se uno persevera — un po’ alla volta, il gusto diventa sempre più familiare e tradizionale. Non sovente, infatti, può capitare di ritrovarsi a genuinamente desiderarlo quando lo si vede stappato a qualche festa aziendale e a berlo con gusto assieme ai più vichinghi dei colleghi. A volte, con grande sorpresa soprattutto per sé stessi, ci si può ritrovare ad apprezzarlo e, nei casi più estremi, addirittura ad amarlo.
In controtendenza al senso comune, alcuni svedesi dichiarano persino che il gusto del must possa essere percepito diversamente in base ad alcuni fattori quali il tempo di conservazione, lo stato d’animo di colui che lo beve o dal periodo dell’anno[1]. Non ci si deve però far ingannare così facilmente da questi commenti dettati più probabilmente dagli effluvi alcolici delle feste che da analisi serie e ponderate, perché sotto i diversi abiti c’è sempre lui, il nostro amico trasformista pronto al suo successivo cambio. Dove, in farmacia? No, a tavola.
 
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Ecco il link all’articolo su Italienaren - Il lavoratore:
https://italienaren.org/il-trasformista/

[1] https://www.elle.se/mat-och-vin/vet-du-vad-skillnaden-ar-mellan-julmust-och-paskmust/4333670


martedì 12 dicembre 2023

RACCONTI - Cosa farò da grande?

Numerobis passeggia sorridente tra le strade di Alessandria d’Egitto nel 59 a.C. mostrando a Panoramix, Asterix e Obelix le case e i palazzi strampalati che ha progettato e costruito durante la sua carriera. Non è affatto preoccupato che le scale siano irregolari, le colonne storte e i muri pendenti. A Numerobis non importa che gli egiziani e i suoi amici dalla Gallia pensino che le sue abilità di architetto siano alquanto limitate. Lui va avanti per la sua strada e fa quello che gli piace. A lui importa solo di mantenere viva la sua grande passione ed esaudire gli ordini della sua bellissima regina Cleopatra. Nei prossimi tre mesi dovrà costruire un grande palazzo, ma lui non ha paura. Ha accettato il nuovo progetto senza indugi convinto di sapere quello che fa.
 
Io vorrei proprio essere come Numerobis. Mi farebbe bene. Ne avrei bisogno. In generale, ma soprattutto in questo periodo dato che sarò a breve costretto a cambiare lavoro nonostante non ne abbia voglia. Dovrei prendere tutto con più leggerezza per evitare di stare male. Dovrei buttarmi in una nuova avventura con entusiasmo e avere fiducia che tutto si sistemi. Invece mi preoccupo e cado nella solita domanda che mi tormenta e mi fa rimuginare: cosa farò da grande?
Me la faccio da una vita e probabilmente continuerò a farmela anche molto dopo l’età della pensione. Ovviamente non ho ancora trovato una risposta.
Da piccolo, tra ricerche sui delfini scritte a mano su fogli a quadretti coi buchi e gli “esperimenti” con le piante e gli insetti, credevo che la strada giusta fosse la biologia. Poi però sono arrivati svariati pareri dissuadenti e brutti voti a scuola che mi hanno fatto desistere. Non convinto dei cinque in pagella in scienze naturali ho avuto la malsana idea che avrei potuto fare il medico. A bloccarmi è stato fortunatamente l’esame di ammissione all’università, che non ho mai fatto. Ho provato a intraprendere la strada del ricercatore in Psicologia, ma dopo aver raschiato il fondo non ho più ottenuto fondi e sono così rimasto col culo per terra. In crisi durante i miei primi difficili anni come psicologo clinico ho accarezzato l’idea di cambi radicali di carriera. La mancanza di coraggio e i contatti giusti hanno fermato sul nascere il web designer, il talento e la voce hanno stroncato l’attore, le crisi esistenziali e l’insicurezza hanno tarpato le ali allo scrittore e, infine, il buonsenso ha prevalso sull’amministratore teatrale.  
 
Alla ricerca d’ispirazione, durante una pausa dal sito dell’ufficio di collocamento svedese, ho rivisto il cartone “Asterix e Cleopatra” e alla fine devo dire che in effetti assomiglio a Numerobis più di quanto pensassi. Ho sempre adorato costruire con i lego e i blocchi di legno, sia da piccolo sia da adulto. Le poche sufficienze che avevo alle superiori erano in disegno tecnico e storia dell’arte. Tra le varie carriere immaginarie che avevo ipotizzato da giovane non mancava architettura e probabilmente sarebbe stata una scelta sensata. Altrettanto probabilmente avrei ottenuto gli stessi risultati del nostro amico egizio. Infine, e soprattutto, Numerobis ha accettato ogni suo nuovo incarico perché altrimenti Cleopatra lo avrebbe dato in pasto ai coccodrilli del Nilo. Un po’ quindi come sta succedendo a me ora che devo cambiare lavoro per non essere divorato dal mutuo e dalle bollette.
Quello che è certo è che sia a me sia a Numerobis servirà la pozione magica di Panoramix per sopravvivere in attesa di diventare grandi e forti.

mercoledì 6 dicembre 2023

ITALIENAREN – Addobbi

Che il Natale cada il 25 dicembre di ogni anno non ci sono dubbi.
Ma quando si può iniziare a preparare l’albero di Natale? Quando è umanamente accettabile prendere l’abete vero o di plastica che sia e appenderci le palline e le lucette? Quando è consentito iniziare questo tradizionale rituale senza venir linciati sui social media dagli orsi polari da tastiera o senza essere tacciati come ansiosi patologici o eretici da mandare in pasto all’inquisizione?
Domande legittime alle quali non è per niente facile rispondere. Ora, però, con la mia consueta serietà e precisione dei miei pezzi cercherò di indagare e arrivare a un responso definitivo che faccia contenti tutti e nessuno.
In assenza delle autorevoli riviste che si trovano dal parrucchiere ho dovuto rivolgermi ad altre affidabilissime fonti informative, cioè leggendo qua e là su internet, senza scomodare il mitico Salvatore Aranzulla che ridendo e scherzando ha veramente scritto un articolo su come addobbare il PC per Natale. In base ai siti che ho trovato, l’opzione più gettonata in molti paesi del mondo sembra essere la prima domenica dell’Avvento.
Da qui in poi, però, nascono diverse varianti, regionali e internazionali. Alcune propongono di addobbare l’albero molto tardi, il 21 o il 22 dicembre, in una simbolica concomitanza con il solstizio invernale. Altre, invece, più ligie alla tradizione cattolica, affermano che la data giusta sia l’8 dicembre, il giorno dell’Immacolata Concezione.
Altre tradizioni locali legate alla religione cristiana vanno aggiunte alla discussione con le date del 6 dicembre a Bari, il giorno dedicato a San Nicola, e quella del 7 dicembre a Milano, il giorno di Sant’Ambrogio. Giusto per ricordare ancora una volta al mondo interno che da noi in Italia ognuno fa sempre quello che gli pare.
Poi c’è anche chi gioca ancora più d’anticipo, come negli Stati Uniti d’America per esempio, dove apparentemente si può cominciare a preparare l’albero dal giorno del Ringraziamento (il penultimo giovedì di novembre). E per restare oltreoceano, nella patria degli Yankee, come non citare il famosissimo e iconico abete rosso norvegese alto quindici metri esposto al Rockefeller Center di New York City. Le sue cinquantamila luci, sapientemente disposte sui rami grazie a un incredibile totale di circa 8 chilometri di cavi elettrici, si accendono tipicamente tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.
Neanche in un paese abbastanza standardizzato e incline al seguire le regole come la Svezia non c’è consenso sulla data giusta per addobbare l’albero. Si passa infatti dai cultori dell’albero da adornare il giorno prima della Vigilia, a quelli più allineati con gran parte del resto del mondo nella prima domenica d’Avvento, fino ad arrivare agli estremisti che appendono alle porte di casa corone natalizie e appoggiano sui balconi delle finestre le tradizionali 7 candele di Natale disposte a punta (adventsljusstakar) già da Halloween in poi.
Se pensate che siano robe da pazzi, vi scandalizzerà sapere che quest’anno a casa mia, sotto forte pressione dei bambini, l’albero è stato addobbato già da metà novembre. Se all’inizio mi sembrava esagerato, ora apprezzo l’atmosfera creata dalle luci in un mese notoriamente buio e triste come novembre.
Quasi impossibile, dunque, giungere a una conclusione adeguata. Ma che importa? Ognuno faccia come preferisce e non rompa le palle (di Natale) agli altri. In fondo, a che serve la data “giusta” se neanche Natale cade sempre il 25 dicembre? Chiedete infatti agli ortodossi che lo festeggiano a gennaio.
 
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Ecco il link all’articolo su Italienaren - Il lavoratore:
https://italienaren.org/addobbi/