martedì 29 agosto 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: episodio 12

NELLE PRECEDENTI PUNTATE. Thilde Krauten, dopo aver visto il bacio tra suo marito Franz e Mario Maccheroni, decide di vendicarsi proponendo ad Andrea Maccheroni di passare dalla Sanit (la ditta dei Maccheroni) alla Sanide (la ditta dei Krauten). La sera stessa Andrea litiga con suo padre e decide di accettare l’offerta di Thilde, cambiando identità. Andrea comunica la sua decisione anche a sua madre Teresa… [Ha vinto la scelta C]

Andrea Maccheroni, prossimo a diventare Andreas Falukorv, ha appena finito di raccontare a sua madre Teresa che vuole andare a studiare all’estero: una bugia per mascherare il suo passaggio all’azienda rivale della Sanide. Teresa piange disperata. Dopo qualche minuto si riprende e trova le forze per chiedere. «E dove andrai a studiare?»
Andrea risponde deciso con il sorriso tra le labbra. «In Italia!»
Teresa piange più forte di prima. Dopo qualche minuto si riprende e trova le forze per chiedere. «Ma proprio in Italia?» Andrea annuisce «Siamo andati via tanto tempo fa… e tu ci vuoi tornare? E cosa vuoi studiare?»
Andrea è un po’ più titubante nella risposta, ma poi trova il coraggio. «Psicologia!»
Teresa piange ancor più forte di prima. È veramente disperata per le pessime scelte di suo figlio. Non riesce a smettere di piangere. Andrea è imbarazzato. Dopo qualche minuto si riprende e trova le forze per chiedere. «E come pensi di trovare lavoro in Italia come psicologo?» Andrea alza le spalle «O pensi sia facile tornare in Svezia e farti convertire l’abilitazione?»
Andrea non sa cosa dire perché lui non ha mai pensato di fare lo psicologo. «Senti mamma, non lo so. È troppo presto per saperlo. Ora voglio studiare psicologia e poi si vedrà!»
Teresa piange ancora. Questa volta non per molto e con un fazzoletto stropicciato e bagnato tra le dite dà la sua benedizione alla scelta scellerata del figlio. «Va bene, tesoro. Vai a studiare in Italia! Dovrai parlarne anche con papà ovviamente, ma ti aiuterò io preparando il terreno.» Teresa sorride e Andrea la bacia sulla fronte. Andrea sapeva che avrebbe dovuto parlarne con suo padre, ma sapeva anche che sua madre lo avrebbe aiutato.
«Grazie mamma. Sei la migliore!»
Poi arriva l’inaspettato per Andrea.
«…e ovviamente verrò a trovarti ogni fine settimana! Così ti porto le tue lasagne preferite!»
Cala il gelo sull’entusiasmo del giovane Maccheroni.
«Stai scherzando, vero?»
«Sì, scherzavo… lo so che sei vegano e che non puoi mangiare le mie favolose lasagne. Ti porterò qualcos’altro!»
«No, io mi riferivo al fatto di venire a trovarmi ogni settimana… in Italia! Non puoi, mamma, no.»
Teresa s’irrigidisce offesa «E perché no? Ci sono un sacco di voli ogni giorno e i soldi non sono un problema. Sono sicuro che tuo padre non m’impedirà di farlo… e neanche tu lo farai!»
Teresa si alza e se ne va arrabbiata tra le proteste di Andrea.
«Ma mamma… non sono più un bambino!»
Andrea è rassegnato e ora ha un nuovo grattacapo da risolvere. C’è solo una persona che può aiutarlo.

In Kungsgatan numero 3, nella sede della dita Sanide, è tardo pomeriggio e la festa della famiglia Krauten volge al termine. Franz e Klaus sono brilli e chiacchierano di un ipotetico viaggio in Messico per tutta la famiglia. I giovani Krauten sono distesi sul divano, dove sonnecchiano strafogati di cibo. Il vecchio Ralf Krauten in carrozzella parla con una colonna dell’edificio pensando che sia sua moglie Martha. Martha invece sta ancora parlando con Beate, la moglie di Klaus, che sta cercando di convincerla a immettere nel mercato svedese il bidet. E Thilde Krauten? Thilde è euforica per aver convinto un Maccheroni a spostarsi dalla Sanit alla Sanide. Per festeggiare la vittoria ha bevuto un po’ più del solito e ora si esercita a colpire palle da golf con la sua mazza davanti alla finestra aperta. Molti lanci sono andati a vuoto: alcuni non hanno superato il balcone di casa, altri hanno sfasciato il parabrezza delle macchine parcheggiate sotto. Nessuna palla dunque è andata al suo obiettivo principale: i dirimpettai in Kungsgatan 2, la sede della Sanit.
Andrea Maccheroni è giù in strada e mentre sta per entrare nel portone della sede della Sanide, vede una pallina da golf volare verso il palazzo di fronte e infrangersi contro la finestra di suo padre Giuseppe da poco riparata. Un grido di gioia e uno di rabbia si sentono in contemporanea. Andrea è preoccupato e affretta il passo e subito dopo è nella stanza di Thilde Krauten.
«Thilde!»
La donna sussulta per lo spavento. «Ottio! Ankora tu? Fuoi farmi prentere un kolpo?»
«Chiedo scusa… ma è una cosa importante. Riguarda il nostro accordo.»
«Ah, kapisko. Timmi pure, karo Andreas Falukorv.» Nel pronunciare il nome le scappa un mezzo sorriso.
«La prego di non chiamarmi ancora con quel nome. Non finché tutto sarà sistemato.»
Thilde annuisce e gli fa cenno di proseguire. Andrea le racconta la reazione di sua madre e le chiede consigli su come procedere. Andrea gesticola molto nell’esporre le sue preoccupazione e per chiedere aiuto. Thilde ascolta, annuisce, riflette e quando è il suo momento di parlare esclama. «Certo. La kapisko. È una mamma kome tutte: è preokkupata per zuo fighlio. È normale. Non c’è proplema. Rizolfiamo tutto. Nel primo mese dovrai antare in Italia oghni fine settimana… offiamente pakerò io i foli. Poi fetrai che tua matre si stankerà… e a qvel punto ti pasterà folare in Italia zoltanto qualke folta all’anno! Kretimi. Sarà così.»
Andrea è perplesso, ma felice che si sia trovata una soluzione e che sia Thilde a pagare tutto. Thilde accompagna Andrea all’uscita e i due si stringono la mano per suggellare il loro patto.

In quel momento un’altra persona entra nel portone di Kungsgatan 3. Sembra una persona stanca e stressata. Questa persona sale le scale, vede Andrea Maccheroni, legge la targhetta sulla porta ed entra. Andrea e Thilde sono molto sorpresi di vederla, ma lei non ci fa caso ed entra nella sede della Sanide. Chiede alla segretaria dove deve entrare per firmare. La segretaria è convinta che questa persona sia il nuovo progettista e la invita nella sala riunioni. Lì tira fuori il contratto a progetto da firmare e aspetta la mossa di Maria Maccheroni. Sì, proprio lei: Maria Maccheroni. Distratta dai mille pensieri e sotto stress per i suoi problemi familiari, ha sbagliato numero civico, ha letto solo le prime quattro lettere della targhetta d’ingresso e vedendo Andrea Maccheroni ha creduto erroneamente di essere nella sede della sua ditta, la Sanit. Maria Maccheroni ha dunque la penna in mano e sta per firmare per sbaglio un contratto a progetto con la ditta rivale Sanide.

A. Andrea cerca di fermarla, ma non ci riesce perché inciampa su un piatto di falukorv.

B. Arrabbiato per la finestra rotta dalla pallina da golf, Giuseppe Maccheroni va a lamentarsi alla Sanide, portando con sé una mazza da baseball e lì vede Maria.

C. Dopo aver firmato, Maria si accorge dell’errore e vuole parlarne al telefono con suo marito Carlo ma per sbaglio chiama invece sua madre Rosa.

Avete una settimana di tempo per votare una delle tre alternative con un commento alla fine di questo episodio sul blog, su Facebook, oppure scrivendomi su Twitter (@robriva82). Vi basterà scrivere “A”, “B” o “C” per votare.

domenica 27 agosto 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: Istruzioni per l’uso e albero genealogico

Più scrivo e più mi rendo conto che senza di voi lettori io scrittore non sono niente. Anche se non mi leggesse nessuno, scriverei lo stesso perché mi piace troppo, ma senza i miei lettori sarebbe tutto più noioso. Ho quindi pensato di coinvolgervi con “Soup opera – un minestrone di emozioni”.

Che cos’è? È una parodia di una Soap opera in forma di brevi racconti, nella quale il pubblico può decidere come far proseguire la storia.
Come? Alla fine dei racconti, presenterò tre possibili alternative (A, B e C) per far continuare la storia nell’episodio successivo.
Dove? Potrete votare una delle tre alternative con commento alla fine di ogni episodio sul blog; commentando il post dell’episodio su Facebook; oppure scrivendomi su Twitter (@robriva82). Vi basterà scrivere “A”, “B” o “C” per votare.

Quando? Avrete una settimana per votare, dopodiché continuerò a scrivere la storia in base all’opzione più votata (in caso di parità sceglierò io).

Qui l'albero genealogico delle due famiglie coinvolte:

mercoledì 23 agosto 2017

KISSENEFREGA – Meteore

Dopo avervi scritto sul meteorismo in un precedente pezzo di questa interessantissima rubrica, oggi vi voglio parlare di una meteora. Ovviamente la qualità di questa rubrica non contempla argomenti come l’astronomia e quindi vi parlerò di una vecchia conoscenza del piccolo schermo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 che è poi subito scomparsa dalla scena televisiva. Sto parlando di Dustin Diamond, attore, musicista e comico americano nato nel 1977, che interpretò il personaggio di Samuel Powers… non vi dice niente? Allora provo così… che interpretò il personaggio di Samuel “Screech” Powers. Ancora niente? Immaginavo. Va beh, allora ve lo spiego io: Screech era un personaggio di Bayside School (Saved by the bell in inglese) una serie televisiva andata in onda negli Stati Uniti dal 1989 al 1993 e in Italia dall’ottobre 1993. Samuel “Screech” Powers era un personaggio buffo e impacciato che nutriva un profondo amore, non corrisposto, per Lisa Turtle. Screech, però, era una macchietta nella serie ed era sempre ben voluto dai suoi amici e dal pubblico televisivo a casa. L’attore che interpretò Screech, Dustin Diamond appunto, non ha poi avuto molto successo (se vogliamo considerare successo quello di Bayside School): dopo alcuni tentati seguiti della serie tv che lo portò a essere noto, si lanciò in qualche realty show, fece qualche comparsata in alcuni incontri di Wrestling, suonò anche in una band metal e infine partecipò a un altro paio di reality show. Recentemente sembra che Dustin abbia avuto alcuni problemi con la legge e sia stato arrestato un paio di volte per possesso di un coltello serramanico in luogo pubblico e per aver violato la libertà vigilata. Questa era la breve storia di Dustin Diamond: da quasi diamante a meteora quasi di carbone.

E voi direte: e chi se ne frega di Screech in Bayside School? Beh, non prendetevela con me, non è colpa mia… io vi avevo avvisati: rileggete il titolo della rubrica, per piacere!

mercoledì 9 agosto 2017

EPICA MODERNA - Le nuove creature mitologiche: l’adolescente

16 settembre. Caro diario, oggi ho conosciuto Nick, un nuovo compagno di classe: un ragazzo alto, moro, simpatico e brillante. Ha già molti amici e spasimanti, ma lui ha chiesto solo a me di uscire. Dopo un gelato in centro, lui si è avvicinato e mi ha baciata. Che emozione!
23 ottobre. Caro diario, oggi Nick ed io abbiamo deciso di dire a tutti che stiamo assieme. Che bello l’amore! Spero che duri per sempre.
3 novembre. Caro diario, stasera, mentre Nick ed io tornavamo a casa, ha cominciato a piovere e così ci siamo rifugiati nel suo garage lì vicino. Mentre aspettavamo che smettesse, abbiamo fatto l’amore per la prima volta. È stato dolcissimo e bellissimo.  È stato un momento indimenticabile.
22 dicembre. Caro diario, oggi ho litigato con Nick perché guardava troppo il culo della mia migliore amica Jessica. Poi però lui mi ha portato a un fast-food per fare pace ed io l’ho perdonato.
6 gennaio. Caro diario, ormai le litigate con Nick sono sempre di frequenti. Lui continua a guardare troppo le mie amiche, loro lo lasciano fare e lo provocano…
10 febbraio. Caro diario, stamattina ho letto di nascosto l’sms da una certa Sofia sul cellulare di Nick: “Mi manchi e spero di rivederti presto”. “Rivederti”, capisci? Allora ho chiesto spiegazioni a Nick: lui ha detto che Sofia è solo un’amica. Io non gli ho creduto e l’ho mandato a quel paese!
15 marzo. È passato più di un mese da quando Nick ed io ci siamo lasciati… ed io sto malissimo! Fanculo all’amore! Non mangio più, non dormo più e a scuola va da schifo. Chissà come sta lui?
25 aprile. Stasera ho rivisto Nick. Ci siamo parlati e chiariti. Lui sa di aver sbagliato e mi ha chiesto scusa. Dopo la discussione, l’ho perdonato e ci siamo rimessi assieme. So di poterlo cambiare.
1 maggio. Caro diario, durante il concerto del primo maggio ho perso Nick tra la folla. Dopo un’ora l’ho ritrovato… ma avvinghiato a Jessica, quella troia della mia amica… ex-amica, mi correggo.
18 giugno. Caro diario, oggi è finita la scuola. Ho recuperato in matematica e sono stata promossa a pieni voti. Nick e Jessica (che invece è stata rimandata! Tiè!) sono solo un brutto ricordo lontano.
21 luglio. Caro diario, stasera ho rivisto Jessica. Mi ha offerto una birra e abbiamo parlato. Nick ha tradito anche lei e si sono lasciati. Ne abbiamo riso su assieme come ai vecchi tempi e abbiamo fatto pace. Non ci servono gli uomini: sono tutti stronzi! Mai più ragazzi come Nick!
15 agosto. Caro diario, oggi al mare ho conosciuto Mike, un compagno di squadra a beach-volley: un ragazzo alto, moro, simpatico e brillante. Ha molti amici e spasimanti, ma lui ha chiesto solo a me di uscire. Dopo un gelato sul lungomare, lui si è avvicinato e mi ha baciata. Che emozione!

Dike: spirito della giustizia e della crescita primaverile.

mercoledì 26 luglio 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: episodio 11

NELLE PRECEDENTI PUNTATE. Thilde Krauten, dopo aver visto il bacio tra suo marito Franz e Mario Maccheroni, decide di vendicarsi proponendo ad Andrea, primogenito di Giuseppe Maccheroni, di passare dalla Sanit (la ditta dei Maccheroni) alla Sanide (la ditta dei Krauten). La sera stessa Andrea litiga con suo padre appena tornato ubriaco dal bar e fa la sua decisione… [Ha vinto la scelta A]

Andrea Maccheroni ha passato la notte in bianco rimuginando sulla sua decisione. Ormai però è convinto: seguirà il suo istinto. È l’alba fuori e solo in quel momento Andrea si addormenta. Dormirà solo poche ore prima di affrontare una giornata cruciale per la sua vita.

Nello stesso istante a Frihamnen, il porto di Stoccolma, a qualche chilometro di distanza da casa Maccheroni, lo stesso signore anziano sulla settantina che Giuseppe Maccheroni aveva visto allo Spy bar quella notte si è svegliato prestissimo per guardare gli scaricatori di porto mentre bestemmiano in svedese. Seduto su un masso, si fuma la pipa e si gode il mare. La nostalgia lo assale e comincia a pensare al passo successivo da fare.

«Ke puone ke zono le arinke con la cipolla! Mmm…»
«Fero! Ma hai profato il zalame di orso? Anke qvello è speciale.»
«No, lo profo dopo. Prima però foghlio azzolutamente assacciare il pyttipanna!
«Il pytti-kosa?»
«Pyttipanna: un cipo tipiko schwedese con cupetti di patate, cipolla e karne di manzo o ti maiale.»
«Leccerissimo…»
Il dialogo tra Andreas e Julia, i due figli di Thilde Krauten, prosegue davanti alla tavola imbandita per il buffè aziendale della Sanide. Si festeggia l’arrivo a Stoccolma ed è presente tutta la famiglia Krauten al completo.
«Tutto pene, poi l’altra zera in camera da letto?» Klaus chiede a suo cognato Franz.
«Come tici, skuza?»
«Non zi è accorto nezzuno poi? Sei riuschito a montarla?» Franz è in imbarazzo, suda freddo e rimane a bocca aperta: come fa Klaus a sapere della sua relazione con Maria Maccheroni? Klaus però chiarisce. «La testiera del letto… ticefi che si era craffiata nel trazloko e ke volefi ke Thilde non fetesse…»
«Ahhh… zì, certo! Ho zistemato… crazie per afermelo kiesto» Franz tira una sospiro di sollievo e cambia discorso. «Per parlare d’altro: ke fe ne pare allora il procetto ke vi ho presentato?»
A questo punto è Klaus che è in imbarazzo.
«Skusa… mia moghlie Beate mi sta kiamando…» Klaus si allontana e si dirige verso un altro gruppo di Krauten dove ci sono appunto sua moglie Beate, sua sorella Thilde e i suoi genitori, Martha e Ralf. Ralf Krauten è il fondatore della Sanide in Germania: è ancora socio azionario ma detiene solo il 2% ed è ormai un anziano in carrozzella.
«La Sanide dofreppe azzolutamente produrre un nuofo modello ti bidet» Beate Schmidt è incalzante nelle sue idee. Gli altri sono un po’ a disagio, soprattutto ora che si è unito suo marito Klaus Krauten alla conversazione.
«Ma feti, Beate» Martha cerca di mediare «non per contrattirti ma qvi in Schwezia non zi usa molto il bidet… la tua è una puona itea, ma gli schwedesi sono dei zozzoni!»
«Ma dofreppe ezzere proprio la Sanide a campiare la tentenza… o volete ke zia la Sanit dei Makkeroni a farlo?» Nessuno rizponde «Inoltre, la Sanide dofreppe produrre porta rotoli più larki… ho letto ke le aziente di carta igienika carantiskono ke rotoli più larki ziano la svolta nel futuro!»
«Zi, vero gli arki e le volte di qvesto palazzo stanno antanto a rotoli!»
«Ma no, papà, Beate stafa parlando di carta igienika!» Klaus aiuta il padre Ralf.
«Offio ragazzo: tua matre Martha è il genio ti kasa e metterà tutto a posto!» Tutti scuotono la testa sconsolati, mentre la moglie Martha cerca di rimediare.
«Tranqvillo karo, metto tutto a posto io!»
«Psst!» Qualcuno bisbiglia da dietro una tenda «Thilde! Psst!»
Thilde coglie l’occasione al volo per liberarsi dalla scomoda conversazione e andare a vedere chi la sta chiamando.
«Tu? Kome hai fatto ad entrare qvi?»
«Anch’io ho i miei trucchi… ma non sono qui per parlare di questo.» Thilde Krauten viene trascinata in disparte «Sono qui per parlare della tua proposta.»
«Zono tutta orekki.» Thilde è ansiosa di sentire il suo interlocutore, il quale prende una pausa prima di ricominciare a parlare.
«Ho deciso che verrò alla Sanide!» Andrea Maccheroni stesso fa fatica a credere a quello che ha appena detto. Thilde Krauten, dentro di sé, sta scoppiando di gioia ma mantiene una facciata glaciale all’esterno. Andrea però non ha finito di parlare. «Verrò alla Sanide, ma a una condizione.» Thilde lo squadra pensosa. «Verrò a patto che la mia identità sia mascherata e i miei genitori dovranno credere che io sono all’estero a studiare!»
Thilde ci pensa su qualche secondo, ma poi accetta perché l’occasione di avere un Maccheroni in meno come nemico è troppo ghiotta.
«Molto pene, karo Antrea… ti aiuterò io con le kose pratike: ti ci forrà un nuofo look e un nuofo nome. Hai qvalke preferenza?»
«Come nome scelgo Andreas. Per il cognome invece… hm… ci vorrebbe qualcosa di svedese… non ci ho pensato molto a dire il vero… sta capitando tutto così in fretta!»
Andrea si guarda attorno e nota la tavola imbandita del buffè e riflette: «vediamo un po’… aringhe? Andreas Sill… troppe esse. Pyttipanna? Nome troppo lungo. Polpette di carne? Andreas Köttbullar fa troppo IKEA. Dolci alla cannella? No, basta cannella, non ne posso più…» poi scorre ancora la tavolata e lo vede, come un colpo di fulmine. «Ci sono… è grosso, si piega ma non si spezza: è lui, ho scelto.» Poi si rivolge a Thilde ad alta voce.
«Sarò Andreas Falukorv!»
«Mmm, nome oricinale… ma per me fa penissimo! Andreas Falukorv zia!»

Andrea Maccheroni se ne va di nascosto come era arrivato e torna a casa sua. Aprendo la porta affronta subito il discorso con Teresa.
«Mamma, ti devo dire una cosa importante!» La fa sedere in cucina e le spiega la sua scelta.
Come reagisce Teresa?

A. Piange per tre giorni di fila chiusa in bagno. Piange talmente tanto da allagare il bagno.

B. Piange, ma appena Andrea si gira, smette e già pianifica il subaffitto della stanza del figlio.

C. Piange, promettendogli (o minacciandolo?) di andarlo a trovare ogni fine settimana.

Avete una settimana di tempo per votare una delle tre alternative con un commento alla fine di questo episodio sul blog, su Facebook, oppure scrivendomi su Twitter (@robriva82). Vi basterà scrivere “A”, “B” o “C” per votare.

mercoledì 19 luglio 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – la laboriosa e la scansafatiche

C’era una volta una piccola formica molto laboriosa alla quale piaceva fare sempre tutto con precisione e largo anticipo. La formica aveva un’amica cicala che era molto scansafatiche e che invece faceva sempre tutto all’ultimo secondo. Quando le due amiche s’incontrarono, era estate: la formica cominciò subito a costruirsi una tana con i rametti, mentre la cicala se ne stava tutto il giorno a cantare, a mangiare, a prendere il sole e a godersi la vita. I giorni passarono e si fece autunno: la formica aveva già costruito una bella tana, l’aveva arredata e stava cominciando a raccogliere il cibo per la stagione più dura, mentre la cicala continuava a cantare, a mangiare le ultime bacche della stagione, a prendere il sole sempre più pallido e a godersi la vita. Dopo l’autunno arrivarono i primi giorni d’inverno: la formica aveva preparato la tana, aveva raccolto le provviste di cibo per molti mesi e ora stava recuperando gli ultimi rami secchi per accendere il fuoco durante la stagione più fredda, mentre la cicala stava ancora cantando, mangiando foglie secche, prendendo un sole freddo e godendosi la vita. A breve arrivò la neve e il grande freddo: la formica se ne stava al calduccio della sua tana, sgranocchiando provviste seduta sul divano davanti al fuoco, mentre la cicala, fuori, non cantava più, non aveva più niente da mangiare, non vedeva più il sole e non si godeva più tanto la vita. A quel punto la cicala disperata bussò alla porta della formica per chiedere aiuto perché era troppo tardi per farsi una tana e trovare del cibo. La formica aprì la porta ma negò l’ingresso alla cicala dicendole che avrebbe dovuto pensare prima a costruirsi una tana, che avrebbe dovuto passare il tempo a raccogliere provviste invece che sprecarlo cantando e che ora era troppo tardi. Mentre la formica stava finendo questo predicozzo alla cicala, passò un formichiere che si mangiò la formica come ultima provvista prima del grande freddo. La porta rimase aperta e la cicala allora entrò nella tana della formica, cantò, mangiò e si godette la vita al calduccio davanti al fuoco.
Fine della storia: ora a letto, figliole!

mercoledì 12 luglio 2017

T-h24... un anno dopo - Video e racconto


Non riuscite a vedere il video in questa pagina?

Ecco il link su youtube: https://youtu.be/Zf2Z2dIFjXY 

... o su Facebook: https://www.facebook.com/blogdastrapazzo/videos
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T-h24
…un anno dopo
(ovvero T-m24)

Thorildsplan. È strano ripensare a quello che ho fatto esattamente un anno fa (18 marzo 2016). La mia situazione personale è completamente cambiata ora: un figlio ti stravolge davvero la vita. Non potrei più permettermi una giornata simile a quella dell’anno scorso.
Fridhemsplan. A maggior ragione perché ora dovrei farmi tutte le 24 ore in metropolitana in piedi perché c’è il passeggino… tranquilli, non allarmate i servizi sociali, non porterò mai mio figlio in metropolitana per 24 ore!
S:t Eriksplan. Oggi però sono con lui in metropolitana. Ora sta dormendo e dovrebbe continuare a farlo ancora a lung… ecco si è svegliato. Non posso scrivere molto ora perché lui vuole attenzioni.
Odenplan. Chissà come un bambino di otto mesi (li ha compiuti da pochi giorni) vive la metropolitana: tanta gente e tante facce diverse, alternanza di luce e ombra, rumori costanti… lui sorride, quindi credo che gli piaccia, specialmente perché adesso non è ora di punta e non siamo tutti schiacciati come sardine.
Rådmansgatan. O forse ride perché io gli faccio le facce da scemo (cosa che mi riesce benissimo, in maniera naturale)? Mah… comunque si è riaddormentato.
Hötorget. Sono le ore 15.03 di un normale sabato di marzo e solo a questa fermata della linea verde comincia a salire un po’ di gente. Strano, di solito di sabato c’è più gente: spesso famiglie con figli o giovani che si sono da poco ripresi dai festeggiamenti della sera prima.
T-centralen. Il treno si ferma tra Hötorget e T-centralen… non è una novità. Inoltre i servizi sono peggiorati: più ritardi, molti treni cancellati all’ultimo secondo (parlate con i viaggiatori del Pendeltåg) e più sporcizia nelle carrozze… ah dimenticavo, i prezzi sono ovviamente aumentati! Ecco, lo spazio “lamentele” si ferma qui per oggi.
Gamla stan. Sono già a metà strada per la giornata odierna. Per restare nei 24 minuti devo già tornare indietro. Vale comunque la pena fermarsi per il cambio: sempre bella Gamla stan, principalmente per il paesaggio della città vecchia chi si può ammirare, anche se è un po’ rovinato dai lavori in corso che porteranno alla formazione della nuova Slussen.
T-centralen. 24 ore sono un’eternità… ma 24 minuti sono davvero pochi (non sono neanche il mio normale viaggio di lavoro di sola andata) per vedere qualcosa d’interessante in metropolitana.
Hötorget. Se in T-h24 ero riuscito a essere paziente (più o meno), consapevole che sarebbe stata lunga. Oggi ho invece una strana fretta di tornare a casa.
Rådmansgatan. Dopo aver finito T-h24, la mia amica Iliana (che non leggerà mai questo pezzo) mi propose di passare 24 ore in autobus: ah ah ah. Mai!
Odenplan. Mi accorgo di non avere molto da raccontare in confronto a T-h24.
S:t Eriksgatan. È anche vero, però, che si dovrebbe scrivere un intero romanzo per ogni personaggio bizzarro della metropolitana… e non basterebbero 24 ore!
Fridhemsplan. Questa è una stazione della linea verde ma anche della linea blu. In questo momento mi tornano alla memoria tutte le stazioni della linea blu: bellissime, come delle opere d’arte (come ho già documentato nel video e nel racconto T-h24). Non posso che raccomandarne ancora una volta la visita: Per maggiori informazioni leggete anche dal sito del SL, la ditta che gestisce il trasporto pubblico a Stoccolma, http://slkonst.se: organizzano visite guidate, forniscono informazioni e cenni storici sulle fermate e danno consigli e suggerimenti ai viaggiatori.  
Thorildsplan. Fine: 24 minuti in Tunnelbana (T-m24). Questa volta è stato facile: niente stanchezza enorme, niente raffreddori fastidiosi, niente mancanza di sonno (esclusa quella causata da mio figlio). Ci vediamo il prossimo anno?