martedì 22 maggio 2018

LATTEPAPPA – Episodio 10 e 11

Lattepappa è una mini web-serie di 15 episodi dedicata a tutti i papà come me e contiene sketch, battute, situazioni surreali… e anche una buona dose di verità. È una raccolta di spaccati di vita quotidiana che racconta ironicamente i miei sette mesi di paternità in Svezia. È soprattutto, però, il riassunto del mio incontro ravvicinato del terzo tipo con una persona straordinaria: mio figlio!
Nella realizzazione di questo progetto non posso fare a meno di ringraziare proprio lui, mio figlio, per la grande collaborazione, ma anche mia moglie Paola, per la pazienza, il supporto emotivo e l’aiuto artistico.

Ecco altri due episodi della serie.
10) Giocare.
Non si dovrebbe smettere mai! Mai!


11) Il mistero.
Ancora oggi non l’ho capito… e mai lo capirò.


Buona visione e a presto per le prossime puntate!

giovedì 17 maggio 2018

KISSENEFREGA – Le canzoni dei bambini

A tutti capita che una canzone appena ascoltata rimanga in testa per tutta la giornata, a volte anche per tutta la settimana, senza darci tregua. Quando si tratta di una canzone per bambini, però, la situazione è molto più complicata, perché questa variante è la peggiore che ci sia ia-ia-o, quante bestie ha zio Tobia ia-ia-o, c'è la capra-capra-ca-ca-capra, nella vecchia fattoria ia-ia-o. Oh, no, ora l’ho attaccata anche a te e chissà ora se riuscirai a dormire. Domani ti contatto per chiederti di persona se dormi tu? Dormi tu? Suona le campane, suona le campane, din, don, dan, din, don, dan, suona le campane, din, don, dan! Niente, per scacciare il demone di queste canzoni per bambini bisogna avere pazienza, tanta pazienza e per avere pazienza ci vuole un tavolo, per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l'albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore. Ecco, lo sapevo che avrei fatto peggio… oltre a doverti togliere dalla testa il testo de “la vecchia fattoria”, ora ci son altri due coccodrilli e un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale, il gatto, il topo, l'elefante, non manca più nessuno: solo non si vedono i due liocorni. Io però non vedo neanche la fine di questo tunnel buio e senza speranza. Maledette canzoni dei bambini: ti entrano in testa e non si staccano più e senza che te ne accorgi ti ritrovi a canticchiarle quando sei in autobus, quando stai preparando la cena e quando stai lavorando. Ormai siamo tutti sulla stessa barca, siam alla disperata ricerca di un rimedio, siam sprofondati in questo fondo senza fine e soprattutto siam tre piccoli porcellin, siamo tre fratellin, mai nessun ci dividerà, trallalla-lallà. Caro lettore, ti chiedo scusa per questo pezzo odierno e, se sei arrivato fino a qua qua e di un papero che sa fare solo qua qua qua più qua qua qua mamma papera e papà con le mani fan qua qua e una piuma vola già di qua e di là. Dopo tutti questi ritornelli mi sento più di là che di qua, ma forse potrebbe essere l’unico modo per togliere la maledizione. Infatti ho l’impressione che queste canzoni mi rimarranno in testa finché sarò morto, pan e vin non ti mancava, l’insalata era nell’orto e una casa avevi tu. Oh no, è dunque con Maramao che anche l’ultimo residuo della mia adolescenza heavy metal e rock ‘n’ roll svanisce? No, mi ribello: quello non sparirà, non andrà tutto in fumo… o per meglio dire in inglese, non andrà tutto in smoke on the water, a fire in the sky. Smoke on the water! 

E voi direte: e chi se ne frega delle canzoni dei bambini? Beh, non prendetevela con me, non è colpa mia… io vi avevo avvisati: rileggete il titolo della rubrica, per piacere!

mercoledì 9 maggio 2018

EPICA MODERNA - Le nuove creature mitologiche: la truccata

Quant’è bella! Impeccabile nell’aspetto e nella cura; perfetta in ogni linea del volto, in ogni ciocca di capelli, in ogni curva del corpo. In piedi davanti allo specchio del bagno, questa strabiliante donna si ammira in tutto il suo splendore. Quante conquiste avrà fatto in discoteca e quante invidie avrà richiamato tra le altre donne? Poco importa ora, però, che è a casa sua al sicuro da occhi indiscreti: ora è il momento di prepararsi per la notte. Comincia a togliere strati di fard, cipria, fondotinta e primer (in ordine inverso di applicazione): la giovane donna ha già dimezzato il suo peso iniziale. Poi passa alla rimozione della matita attorno agli occhi e con gli scarti una ditta di pastelli ci campa per mesi. Ora tocca al mascara (o rimmel): ce n’è talmente tanto che De Gregori avrebbe potuto scriverci un album intero e non solo una canzone. Poi il rossetto, raccolto in un cappuccetto di lana (“Che bocca grande che hai”, “È per truccarmi meglio!”). In seguito è il turno della rimozione delle lenti a contatto blu, la coda, le ciglia e le unghie finte: un festival di fibre sintetiche e acrilico. Poi si slaccia Il reggiseno e con l’imbottitura ne ricava un omino Michelin. Infine slega Il bustino dell’addome provocando un effetto rovinoso come fece Sansone nel palazzo dei Filistei. Intanto lo scavo archeologico prosegue e continuando a togliere materiale dalla faccia, la donna ritrova, nell’ordine di apparizione, una falda acquifera, un giacimento di petrolio e cocci d’anfore dell’antica Roma. Scavando più a fondo trova sedimenti minerali, rocce vulcaniche e il letto di un fiume preistorico ormai prosciugato (il momento di andare a letto è invece ancora lontano per lei). Tra i siti n450 e b00cc4 c’è l’importante ritrovamento di alcuni rudimentali utensili risalenti all’homo habilis, dei frammenti di zanne di mammut del Pleistocene e persino dei fossili di trilobiti del Cambriano. Infine, veramente infine, rimosso l’ultimo strato di magma, c’è… che c’è? La faccia? No, c’è solo una foto bidimensionale… o meglio, è la pagina di copertina di una rivista di “bruttezza” raffigurante una modella dal volto triste, ormai costretta a esasperare i canoni di bellezza per non perdere la faccia nella società moderna.

Afrodite: la dea dell'amore, della bellezza, della generazione e della fertilità.

giovedì 3 maggio 2018

PROMOZIONE – Al ladro!

Caro ladro del mio libro,
            ti scrivo per augurati che almeno il mio libro ti piaccia. È vero, l’hai preso senza permesso e senza pagare, ma la cultura va diffusa… se posso permettermi l’arroganza di definire il mio libro cultura. La cultura va diffusa, sì, ma aiutando gli autori, soprattutto quelli sfigati di piccolo taglio come me. Il ladro del mio libro sa di che cosa sto parlando, ma voi altri lettori forse vi state facendo alcune domande. Ebbene sì: qualcuno ha rubato il mio libro. Un paio di  fine settimana fa (19, 20 e 21 aprile 2018), durante gli spettacoli del gruppo teatrale italiano “Varför inte” di cui faccio parte, ho avuto la possibilità di promuovere la mia serie di racconti gialli umoristici dal titolo “I casi del commissario Grammatikus”. Nel foyer del teatro, prima degli spettacoli e durante la pausa, ho lasciato in esposizione alcune copie del mio libro e le informazioni per acquistarlo. Tu, però, ladro del mio libro, hai pensato bene di prendere una copia senza pagarla. Niente di così grave alla fin fine. Come ho scritto prima, m’interessa che tu legga il mio libro. Permettimi, però, una riflessione: rubare un libro o scaricare da internet un e-book illegalmente, così come scaricare musica o film gratis, guardare serie TV o eventi sportivi su canali streaming illegali (cose che hanno fatto un po’ tutti, chi più chi meno), è un reato che va ovviamente contrastato. I musicisti però possono guadagnare anche dai concerti, i produttori cinematografici dai film proiettati al cinema, le società sportive dai biglietti degli eventi dal vivo… in quale altro modo può sopravvivere uno scrittore se non con i proventi del proprio libro? Va bene, finisco subito questa mia lettera patetica, rinnovandoti l’augurio che il mio libro ti piaccia. In fin dei conti, di tutta questa storia c’è una cosa che mi consola: il mio libro sta andando a ruba, letteralmente!
          Cordialmente,
Roberto

Se voi altri lettori volete invece aiutare la mia causa, comprate legalmente il mio libro “I casi del commissario Grammatikus” qui su Amazon, sia in formato e-book sia in formato cartaceo.

Sì, lo so, questo pezzo potrebbe tranquillamente stare nella rubrica “Kissenefrega”… prendetelo come una sottocategoria letteraria!




mercoledì 25 aprile 2018

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: episodio 18

ATTENZIONE! Il ruolo di Mario Maccheroni junior interpretato in Soup Opera da Erik Petersson da oggi sarà interpretato da Peter Eriksson.

NELLE PRECEDENTI PUNTATE. Alla festa aziendale della Sanide dei Krauten, Giuseppe Maccheroni ha sfasciato tutto con una mazza da baseball in preda all’ira. Quando sta per colpire Thilde si blocca perché vede suo padre Mario senior, che credeva morto da anni. Nel momento degli abbracci giunge la polizia e arresta il vecchio Maccheroni. La moglie, Rosa Rosi, non riesce però a incontrarlo perché rimane bloccata in ascensore. Nel frattempo scoppia l’amore proibito e segreto tra Giorgia Maccheroni e Stefan Krauten. Due giorni dopo Mario senior è in carcere e racconta ai Maccheroni il suo passato burrascoso. Maria arriva e vomita perché… [Ha vinto la scelta B]

«Ma che schifo!» Rosa commenta disgustata «Non potevi trattenerti e farlo in bagno?»
Maria vomita di nuovo però, più di prima. Gli altri si apprestano a pulire come possono con fazzoletti di carta e fogli trovati nella stanza, ma non bastano. Allora Rosa prende altri documenti posati sul tavolo.
«No, quelli no!» Giuseppe sbianca ma non fa in tempo a finire la frase che sua madre Rosa ha già aperto il foglio e legge a voce alta. «”… e in seguito alla violazione di domicilio, danni a cose, minacce ai membri della famiglia Krauten e disturbo della quiete pubblica, il sopraccitato Giuseppe Maccheroni è sottoposto a una pena di otto mesi di reclusione o a una pena pecuniaria di 3 milioni e cinquecento corone svedesi…” che cos’è questo Giuseppe? Uno scherzo vero?»
«No, purtroppo no. Non è uno scherzo. Anch’io ho i miei segreti come papà! Questa è la conseguenza del mio sfogo di rabbia alla festa dei Krauten. Dovrò dirlo anche a mia moglie Teresa quando torna dall’Italia: è già andata a trovare Andrea.»
«Abbiamo già un membro della famiglia in prigione, non possiamo permettere che ci vada anche un altro. Si paga ovviamente, vero?» Mario junior sembra titubante vedendo la faccia di Giuseppe. Anche Rosa e Maria sono serie in volto. Giuseppe sta per scoppiare in lacrime. Mario junior allora chiede timidamente.
«State cercando di dirmi che abbiamo un problema di soldi?» Nessuno risponde. Il silenzio parla da solo. Così anche Mario junior si ammutolisce. Maria ha un altro conato di vomito e ne approfitta per uscire da quella situazione delicata. Va in bagno, vomita ancora e si pulisce. Poi va a casa, stremata. Prima però deve passare da un negozio perché ha un sospetto.

In quel momento, al numero 26 di Birger Jarlsgatan, cioè in casa Krauten, una ragazza bussa discretamente alla porta. Qualcuno apre. La ragazza s’intrufola di soppiatto e chiede ansimante: «Finalmente! Non vedevo l’ora di vederti.» La ragazza si guarda a destra e sinistra in preda alla paranoia «Non c’è nessuno, vero? Tua madre se n’è andata, vero?»
L’altra persona annuisce e subito dopo viene baciata appassionatamente dalla ragazza. L’altra persona non oppone resistenza. «Non ce la facevo più senza baciarti… ti rendi conto? Erano passati solo dieci minuti dall’ultima volta. Bene, dove andiamo ora?»
Giorgia Maccheroni sospira e guarda con ardore il suo interlocutore che le risponde: «Beh... creto zia il caso ti portarti ta mio fratello!»
«Tuo fratello?» Giorgia chiede stupita, poi realizza con imbarazzo che ha appena baciato Kristen Krauten, cioè la sorella gemella che assomiglia tantissimo a Stefan. «Oh mio dio. Scusa. Non volevo, io…»
Kristen la zittisce e la scorta dal fratello. Prima di lasciarla le sussurra all’orecchio: «Paci molto pene! Se non dofesse antare pene con mio fratello, sai dofe trofarmi…» poi le fa l’occhiolino.
Giorgia è ancora più in imbarazzo ma si consola rivedendo l’amato Stefan.
«Tua sorella mi ha visto… ora sa di noi.»
«Non ti preoccupare: non corriamo nezzun pericolo. Lei è una perzona fitata.» Poi la bacia e i due iniziano una nuova apnea, pronti a infrangere un nuovo record di pomiciata continuata.
Appena iniziano, dalla porta principale, entra Beate Schmidt, madre di Kristen e Stefan. I due innamorati non se ne accorgono perché troppo presi dal loro amore. Neanche Beate si accorge di loro in un primo momento. Quando però va in salotto a recuperare la borsetta che aveva dimenticato, si accorge che la porta della stanza di suo figlio Stefan è socchiusa e intravede qualcuno che si muove all’interno. «Impozzipile!» pensa «I racazzi zono antati a scuola…»
Allora si avvicina e spia dallo spiraglio e vede. Vede tutto. Rimane impietrita per qualche secondo, poi indietreggia lentamente e se ne va, sconvolta e in preda a mille pensieri.
Beate Schmidt esce dal portone di Birger Jarlsgatan 26 e Maria Maccheroni entra nel portone del palazzo di fronte, Birger Jarlsgatan 23. A casa c’è il marito Carlo Bianchi ad attenderla.
«Allora com’è andata con tuo padre?» Maria non risponde e corre in bagno. «Tutto bene?» Prova a chiedere ma non ha risposta. Carlo è un uomo bonario e paziente. Così aspetta che sua moglie esca. Non facendo parte della Sanit non si fa coinvolgere dallo stress delle recenti situazioni e ritorna con calma ai fornelli. Dopo una decina di minuti, Maria esce dal bagno e passa per la cucina.
«Assaggia questo e dimmi se…» Carlo prova a intercettarla ma non ci riesce. Maria cammina velocemente e si chiude in camera. Carlo rimane di sasso, ma non reagisce. Sbuffa tra sé e sé, appoggia il mestolo del sugo. Abbassa il fuoco e con calma va verso la camera. Prova a bussare. In risposta sente Maria chiudere la porta a chiave. Carlo sbuffa di nuovo e abbozza l’inizio di un discorso. «Senti, tesoro… capisco che la situazione non sia facile con tuo padre… ma se mi permetti di parlarti, posso cercare di aiutarti. Sai che io sono bravo in…»
In quel momento Maria comincia a piangere e soffoca le lacrime nel cuscino.
«Dai Maria, non fare così. Sono sicuro che non è così drammatica la situazione con tuo padre.»
Maria piange ancora più forte. Subito dopo rincasa loro figlia, Camilla Bianchi. Carlo la saluta sorridendo benevolmente. Lei però non lo calcola e va a chiudersi in camera sua. Carlo rimane basito ma non reagisce neanche ora. È una situazione abbastanza usuale per lui.
«Che bella famiglia che ho...» abbozza ironicamente, mentre ritorna ai fornelli con rassegnazione. Il sugo è quasi pronto. Carlo aggiusta di sale e comincia a far bollire l’acqua per la pasta.
Forse per il profumino che arriva in camera o forse perché la crisi e passata, Maria esce dalla camera matrimoniale e affronta il marito. È un approccio diretto.
«Sono incinta!»
Così a bruciapelo, tra un singhiozzo e un altro. Carlo ci mette un attimo a capire bene quello che ha sentito. Poi il panico lo assale. Gli cade il mestolo dalle mani. Non riesce a credere a quello che sua moglie gli ha appena detto. Lo stupore e il terrore si dipingono sul suo volto.
Perché Carlo è così sorpreso?

A. I due non fanno sesso da almeno sette mesi, ma una sera erano entrambi ubriachi e Carlo non ricorda cosa sia successo (non capisce di essere stato tradito).

B. I due non fanno sesso da almeno sette mesi e Carlo è stupito che Maria non sembra così in là nella gravidanza (non capisce di essere stato tradito).

C. Carlo e Maria, nonostante riconoscano Camilla come loro figlia, non possono avere figli.

Avete una settimana di tempo per votare una delle tre alternative con un commento alla fine di questo episodio sul blog, su Facebook, oppure scrivendomi su Twitter (@robriva82). Vi basterà scrivere “A”, “B” o “C” per votare.

mercoledì 11 aprile 2018

LATTEPAPPA – Episodio 8 e 9

Lattepappa è una mini web-serie di 15 episodi dedicata a tutti i papà come me e contiene sketch, battute, situazioni surreali… e anche una buona dose di verità. È una raccolta di spaccati di vita quotidiana che racconta ironicamente i miei sette mesi di paternità in Svezia. È soprattutto, però, il riassunto del mio incontro ravvicinato del terzo tipo con una persona straordinaria: mio figlio!
Nella realizzazione di questo progetto non posso fare a meno di ringraziare proprio lui, mio figlio, per la grande collaborazione, ma anche mia moglie Paola, per la pazienza, il supporto emotivo e l’aiuto artistico.

Ecco altri due episodi della serie.
8) Il tempo - primo tempo.
A volte non passa mai...

https://youtu.be/2u6iXEE76LI

9) Il tempo - secondo tempo.
A volte passa troppo in fretta...

https://youtu.be/vK5jCtc0khU

Buona visione e a presto per le prossime puntate!

venerdì 6 aprile 2018

PROMOZIONE – I casi del commissario Grammatikus

Capelli scompigliati, baffi lunghi, barba rasata e in bocca sempre un sigaro rigorosamente spento perché le sue indagini non vanno mai in fumo. Lui è il commissario Grammatikus, con la K in mezzo e la S finale, come gli capita spesso di dover bruscamente precisare a chi si sbaglia. Ha un modo di parlare molto particolare, ve ne accorgerete subito, ma non provate a farglielo notare o a dargli contro altrimenti vedrete che caratteraccio scorbutico si ritrova. Non ingaggiate mai una diatriba verbale con lui perché ne uscirete sempre perdenti: potrà anche darsi che il commissario Grammatikus non indovini mai un congiuntivo ma state pur certi che azzeccherà tutti i casi… anche quelli più difficili. Le sue indagini sono molto complicate: le più difficili che possano capitare perché nei suoi casi ne uccide più la penna che la spada. Così come le parole volano e svaniscono nell’aria, anche le tracce si fanno sempre più vaghe e più indecifrabili. Non vi preoccupate, però, perché Grammatikus, in un modo o nell’altro, da solo o con l’aiuto della sua impeccabile assistente Veronika Sapientini, arriverà a una soluzione… anche se avesse bisogno di leggersi tutto il vocabolario dalla A alla Z!
E voi, saprete leggere le situazioni giuste? Saprete trovare il colpevole? Saprete azzeccare i sei casi che si presentano prima che riesca a farlo il commissario Grammatikus? Nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo e ablativo vi aspettano. Mi raccomando, però, attenzione agli indizi e non andate a caso!

Cliccando qui potete trovare il link su Amazon per l’acquisto del mio libro “I casi del commissario Grammatikus”, sia in formato e-book sia in formato cartaceo.

Sì, lo so, questo pezzo potrebbe tranquillamente stare nella rubrica “Kissenefrega”… prendetelo come una sottocategoria letteraria!