giovedì 21 giugno 2018

PROMOZIONE – Estratto da “I casi del commissario Grammatikus” – parte 3 di 3


Oggi vi propongo un estratto dal mio libro “I casi del commissario Grammatikus”, un giallo comico diviso in sei racconti. Vi presento il terzo e ultimo estratto dal primo caso: “Nominativo”.

Nominativo – parte 3
Mezz’ora dopo sono tutti in piazza. Tutti si guardano perplessi: prete, casalinga e parrucchiera sono seduti, mentre il barista è in piedi. Grammatikus è stizzito.
— Avevo detto che tutti avevano dovuto sedersi sulla panchina.
— Ma commissario, — il barista si giustifica — non c’era spazio per tutti. La panchina è troppo corta.
— Mi sembra di sentire le lamentele di un allenatore di calcio… va bene, non importa. Andremo avanti lo stesso. — fa una pausa scenica per aumentare la tensione — Siete tutti qui perché siete sospettati di aver spedito in stato catatonico Marcello de Vultris con una serie di insinuazioni e insulti basati unicamente sul nome di famiglia che porta e non sulla sua persona. — il pubblico protesta mugugnando — All’inizio io e la mia assistente Veronika Sapientini pensavamo che era colpa di tutto il paese… e non avevamo tutti i torti, perché siete tutti colpevoli per le dicerie a carico del de Vultris, ma poi alcuni indizi e alcune testimonianze ci hanno fatto pensare che ci sarebbe stato qualcuno in particolare dietro una reazione così violenta da indurre il de Vultris in uno stato catatonico… e dunque eccovi qua. — Veronika passa il blocco degli appunti al commissario — Ai piedi della vittima, abbiamo trovato un rosario con le iniziali “D.N.” che ci ha fatto subito pensare al qui presente don Nando. Nella nebbia di ingiurie dove abbiamo trovato la vittima c’era un forte odore di caffè: come non pensare al bar del paese, vero signor Donato?
— Ma tutti bevono caffè!
— Giusta osservazione, signor Donato. Infatti la terremo in considerazione. Inoltre la vittima aveva una macchia rossa sulla camicia, che poteva essere di vino o di sugo, ma le analisi hanno confermato essere salsa di pomodoro… come quella che lei signora Donatella stava facendo bollire in pentola. — il commissario alza subito la voce come per sovrapporsi a quella della donna — Tutti sanno cucinare una pasta al pomodoro… era questo che stava per dire, vero signora? — la casalinga non dice nulla — Poi scopriamo che don Nando ha perso il suo rosario, il che lo pone in cima alla lista dei sospettati, ma non fuma, il che lo scagiona parzialmente, considerato che ci sono dei mozziconi di sigaretta sul corpo di de Vultris. Mozziconi che potrebbe aver messo lui stesso per sviare le indagini. Infine le tasche della vittime erano piene di briciole di pane e penso di nuovo al barista; de Vultris aveva i capelli tagliati da poco e penso alla parrucchiera; c’era una ciocca di capelli lunghi castani e ricci, che mi fa pensare nuovamente alla casalinga e alla parrucchiera, escludendo il barista… non, però, se consideriamo che i due hanno una tresca amorosa!
— Devota! — la voce di don Nando interrompe le grida di stupore — Mi meraviglio di una devota come te!
— Lo so, mi spiace, don, ma la carne è debole! — la parrucchiera è in lacrime, mentre il barista sorride compiaciuto di se stesso — Quanti atti di dolore fanno?
— Non è ancora tempo di confessioni… — il commissario riprende il discorso — Quindi, siete di nuovo tutti in corsa. Poco fa, però, ho ricevuto un’informazione molto interessante dalla domestica di don Nando. — tutti tendono le orecchie — Ricordate il rosario smarrito dal prete? Bene, non è stato perso. È stato prestato: dalla perpetua Perpetua a chi? Donato a Donato, a Donatella, oppure alla devota Devota?
La tensione è allo spasimo e Grammatikus dà il colpo di grazia.

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Sì, lo so, questo pezzo potrebbe tranquillamente stare nella rubrica “Kissenefrega”… prendetelo come una sottocategoria letteraria!

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