martedì 4 settembre 2018

KISSENEFREGA – Gita all’IKEA

Il compito è semplice: provare alcuni materassi e decidere quale letto comprare (e in seguito acquistare il prodotto on-line dal sito). L’operazione ha tre semplici fasi: entrare, provare i letti, uscire. Facile. Tutto inizia dall’ultimo piano. I machiavellici ideatori dell’IKEA ti fanno entrare dal piano più lontano, quello più in alto, in modo tale che per uscire, devi scendere e passare tutti i piani, come nell’Inferno dantesco (spoiler alert: mai paragone più azzeccato). Ovvio. Tutto inizia dunque dal piano dei divani e poi quello dei letti. Io e mia moglie abbiamo la magnifica idea di liberare nostro figlio. Lui ne approfitta saltellando da divano a divano e da letto a letto (neanche fosse Casanova). Io mi lancio al suo inseguimento e contenimento. Questa è la parte più divertente della gita. Mio figlio pensa sia un paradiso, ma da grande capirà che è invece un inferno. Sorrido nel vederlo così allegro, ma la gioia si spegne subito nell’osservare le tipiche scenette da IKEA che anch’io ho vissuto in prima persona almeno una volta nella vita: uomini disperati, trascinati a forza tra i reparti dalle loro compagne; donne in preda alle convulsioni alla ricerca della tenda perfetta per il salotto; persone affannate a misurare minuziosamente la larghezza del comodino nella speranza che ci stia in camera; coppie che litigano per scegliere il colore di un mobile, indecisi tra grigio topo e grigio elefante. Non ti curar di lor, ma guarda e passa. Così scendo i vari piani, concentrato sul mio obiettivo: provare i materassi. Mio figlio s’è addormentato e quindi posso provare con calma i letti. Sono tutti uguali. Non c’è modo di capire la differenza. Dopo tre quarti d’ora che provo e riprovo quelli che esteticamente mi sono piaciuti di più, mi autoconvinco che uno è troppo duro, l’altro e troppo soffice, uno è troppo stretto, l’altro è troppo alto. Tutta quest’operazione mi risucchia sempre più energie. Infine, quando sto per decidere, un altro bambino urla qualcosa vicino al passeggino, dove mio figlio sta dormendo. Mio figlio si sveglia, comincia a piangere e a ribellarsi, chiedendo di uscire dalla sua momentanea tana: la pace è finita. Non mi resta che posticipare la decisione del letto e dirigermi verso l’uscita. Prima di uscire dall’IKEA devi passare per il labirinto finale del piano terra. È un luogo mistico dal quale non potrai uscire se prima non avrai comprato una serie di cose inutili quali, per esempio, una lampada a muro, una coperta di plaid, una cornice e una candela. I quattro oggetti possono anche essere diversi, non importa quali siano, ma non puoi opporti. Infatti, appena poso nel carrello l’ultimo oggetto, il personale IKEA, che probabilmente mi stava monitorando sin dal mio ingresso, mi indica la strada per le casse: quella più lunga ovviamente. Di tutta questa gita all’IKEA mi resta però un’unica certezza: ho comprato tutto, tranne quello che mi serviva!

E voi direte: e chi se ne frega della tua gita all’IKEA? Beh, non prendetevela con me, non è colpa mia… io vi avevo avvisati: rileggete il titolo della rubrica, per piacere!

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