martedì 17 febbraio 2026

ITALIENAREN - Martedì sovrappeso

Viviamo in un periodo storico nel quale bisogna fare molta attenzione alle parole che si usano, quindi per non offendere ed evitare body shaming ai danni del martedì, per essere più politically correct e più cool nei social senza perdere nessun concept in inglese, é meglio non associare più la parola “grasso” al giorno di chiusura del Carnevale (Överviktigtisdag, in svedese).
Su una cosa però ci si può concentrare senza problemi (grammaticali ma sicuramente di salute): i dolci. In preparazione all’ultima abbuffata prima della quaresima, nella mia testa parte la solita sfida epica tra le prelibatezze italiane e quelle svedesi. Da una parte abbiamo la cucina nostrana con frittelle e castagnole, ma anche l’incredibile diversità culinaria dei crostoli, le chiacchiere, le bugie (anche se devo essere onesto a queste ultime io preferisco le frappe), le cioffe, gli stracci e i galani. Dall’altro lato, quello giallo-blu, c’è il solo, inimitabile e gigantesco semla (alcuni dicono la semla per questioni di bilanciamento di genere ancora nel contesto del politically correct di cui sopra, ma la sostanza non cambia). Il semla è un dolce tipico svedese che segue, con alcune varianti, più o meno questa ricetta, fatta con ingredienti poveri[1]: un panino zuccherato e speziato al cardamomo viene diviso in due e farcito con crema alle mandorle e panna montata, si aggiungono un paio di strati d’oro ventiquattro carati, viene guarnito con piccoli diamanti e infine si conclude con una spruzzata abbondante di zucchero a velo e rubini in cima all’ultimo strato di panino. Il tutto servito in una confezione di cristallo. Lo so che può sembrare assurdo, ma la ricetta deve essere per forza così, altrimenti non si giustifica il prezzo che le pasticcerie di Stoccolma sparano per ogni singolo pezzo in vendita. Sembra che prima di colpirle con i grassi saturi, il semla voglia allenare le arterie cardiache dei consumatori con un infarto preliminare provocato dall’alleggerimento del portafoglio.
Pur non essendo uno sfegatato sostenitore del semla, con gli anni ho imparato ad apprezzarlo e a gustarlo nelle diverse varianti con la vaniglia, il cioccolato, il pistaccio (non ho dimenticato l’H ma qui lo scrivono proprio così), lo zafferano per i nostalgici del Natale, i lamponi, il caramello oppure addirittura la liquirizia. Tra tutte le opzioni me ne mancano ancora alcune, ma ormai non mi faccio mai mancare almeno un paio di dolci svedesi a febbraio, sfidando apertamente l’oscura leggenda metropolitana, secondo la quale chi mangia più di tre semla all’anno rischia seri problemi di salute se non adirittura la morte[2].
Nonostante chiunque svedese osanni il semla e nonostante ne apprezzi la bontà, alla fine, per quanto mi riguarda, la sfida tra le due cucine viene vinta ancora una volta dal tricolore e dalla nostalgia. I crostoli e le frittelle rimarranno sempre nel mio cuore (anche loro all’altezza delle coronarie). Non è facile trovare i dolci italiani in vendita in città e non sarebbe difficile prepararli a casa propria, a patto che poi si sia disposti a buttare via la cucina e sostituirla con una nuova che non sia appestata dal puzzo di fritto. Per questo motivo non ne mangio da molti anni e quindi vivo più di bei ricordi d’infanzia che di vere sensazioni gustative. Sognando a occhi aperti, mi rendo conto che mi mancano anche altre cose del febbraio italiano, come i carri, gli addobbi, gli Arlecchini, i Pulcinella, i Pantalone e compagnia bella del Carnevale. Purtroppo in giro si vedono solo certi pagliacci che stanno al potere nel mondo, mentre io vorrei invece vedere più mascherine allegre e colorate[3]. Sono fatto così, sogno sempre troppo.


[1] www.cosecheinventoio.se
[2] www.altrecosecheinventoio.se
[3] www.diventacomelaLittizzettoeFabioFazioanchetu.it

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