martedì 3 marzo 2026

ITALIENAREN - Festival di SanMello

«Papà, che cos’è Sanremo?»
«È il corrispettivo italiano del Melodifestivalen.»
Mento senza pudore. Che orrore. Mi vergogno di aver detto qualcosa di così sbagliato. Sanremo e il Mello (come viene chiamato dagli amici il Melodifestvalen) sono due cose diverse. Lo so io e lo saprà mio figlio a breve. Non appena avrà il coraggio e la follia di restare sveglio fino alle ore piccole per capirlo.
Proprio questa è una prima sostanziale differenza. Un programma creato per intrattenere adulti e anziani contro uno pensato per i bambini, se si considera che due (e mezzo) categorie di voto su otto sono dedicate ai minorenni. Gli orari di programmazione rafforzano il concetto. Da una parte inizio quasi alle nove di sera e conclusione alle due di notte passate (!) per più di cinque ore di lunghissima trasmissione prolissa ed estenuante quasi come questa logorroica e ampollosa frase senza fine che sto prolungando deliberatamente per infastidire. Dall’altra due orette pragmatiche, dalle otto alle dieci di sera. Punto. Anche la lunghezza totale di tutte le serate cambia di molto. In Italia un All you can sing in meno di una settimana, in Svezia, tra qualificazioni, semifinali e finali, tutto spalmato in comode rate di sei settimane come le beneamate rate del televisore. La sede è anche un fattore importante. Sempre nello stesso luogo al teatro Ariston come la muffa che si riforma dopo che l’hai tolta, contro uno spettacolo itinerante in diverse città come le pulci del circo. 
Non solo la quantità, ma anche la qualità cambia. Nenie melodiche senza rischi da strapparsi i timpani con alcune pericolose deviazioni trap da strapparsi quel che resta delle orecchie contro una variazione di canzoni dal (K-)pop al rock, dalla disco allo schlager, passando inevitabilmente per le ballate popolari in un audace pot-pourri musicale che sta bene come la macedonia fatta con i cachi. I cantanti stessi hanno un approccio diverso nella composizione musicale per raggiungere la meta finale. Se da una parte ai cantautori italiani non frega quasi niente dell’Eurovision Song Contest, dall’altra gli artisti svedesi respirano e scrivono solo ed esclusivamente per raggiungere in maniera ossessiva il Gotha dell’ESC.
Non va dimenticata la forma sia delle canzoni sia dello spettacolo generale nella disanima delle differenze. I costumi ad esempio vedono un classico ed elegante incartapecorito che porta sempre avanti lo stile e la classe tricolore contro paillettes riflettenti e sciarpe di piume dai colori sgargianti in una sfida epica tra il kitsch e il trash. Le canzoni sono cantate da una parte solo in lingua ufficiale nazionale in quanto si tratta di un festival della canzone italiana e dall’altra così spesso in inglese che sentirne qualcuna in svedese dà la sensazione di aver cambiato per sbaglio canale. Sanremo offre varietà con ospiti canori nazionali e internazionali, comici, registi e attori che hanno in comune il solo fatto di essere strapagati. Il Mello offre una canzone dietro l’altra, tutte d’un fiato come su un nastro trasportatore industriale.
Queste sono solo alcune contrapposizioni, legate ad una visione prettamente personale, tra i due maggiori programmi di riferimento canoro in Italia e in Svezia. Sanremo e Melodifestivalen: due specchi di due società dal sottofondo culturale e politico opposto o due facce della stessa medaglia? Acclamati spettacoli di intrattenimento o banali siparietti di bassa fascia? Elogi o critiche? Difficile rispondere, ma comunque la si veda, c’è sempre un buon motivo per guardarli. Perché? Parappappapapparà… perché SanMello è SanMello!

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