Quattordici isole
ufficiali, circa 24 000 stimate, un numero incalcolabile di laghi,
un-numero-inventato-ma-grande-grandissimo-di metri cubi d’acqua, spiagge di
sabbia e di sassetti di ogni tipo, scogliere per i tuffi… eppure a Stoccolma
non si può nuotare. Sembra un paradosso ma non lo è.
Non è che sia
fisicamente impossibile, ma diventa difficile farlo in pratica, in maniera più
controllata e sicura. In questo periodo molte piscine comunali di Stoccolma e
dei comuni limitrofi vengono chiuse temporaneamente per andare sotto i ferri
per essere rinnovate oppure chiuse definitivamente per decisioni politiche. Eriksdalasbadet
– la piscina principale della città, l’arteria pulsante del nuoto stoccolmese –
ha subito vari interventi di ristrutturazione (sacrosanti e necessari, prima
che venisse soprannominata Eriksdals-bidet) e diverse parti sono state
chiuse al pubblico[1]. Sorte
simile ma con pena più aspra in quanto tutto lo stabile è rimasto o sarà chiuso,
è toccata alle piscine a nord (Sollentuna sim- och sporthall)[2],
sud (Vårby simhall)[3],
ovest (Vällingby simhall)[4]
e mancherebbe solo est per completare la canzone amarcord degli 883. Da maggio
2026 si aggiungerà anche la dolorosa perdita della piscina di Kungsholmen. La
polizia, proprietaria dello stabile, non rinnoverà la licenza al comune e se
prima mandava tutti al fresco – Kronobergsbadet è nota per avere acqua
molto fredda – a breve staranno tutti all’asciutto[5].
Grazie a queste
scelte che appaiono un po’ all’acqua di rose, da domani si starà stretti se si
vuole praticare questa disciplina sportiva. Non che ora si stia larghi.
Chiunque sia andato a nuotare prima o dopo l’orario lavoro canonico ha
sicuramente provato la brutta sensazione di sentirsi in una tonnara, dove
toccare i piedi degli utenti davanti e farsi solleticare da quelli dietro è come
bere un bicchier d’acqua. Se ora si bestemmia per la diseguaglianza nella
divisione delle corsie, dove solo mezza è dedicata a chi vuole nuotare con un
certo ritmo e tutte le altre dodici al pensionistico motionsim, in
futuro si dovrà sgomitare anche per avere un posto a sedere a bordo vasca in
attesa del proprio turno in acqua. La mancanza di piscine disponibili non sarà
solo un problema per gli appassionati dello sport e per la salute psicofisica
della popolazione, ma influenzerà anche le scuole nuoto che saranno costrette a
migrare in acque internazionali e rendendo magari più difficile l’emergere di
nuove Sarah Sjöström. L’unico aspetto positivo è che gli unici funghi che si
diffonderanno saranno quelli dei boschi e dei piatti di cucina e un po’ meno quelli
nei piedi rigorosamente privi di ciabatte degli svedesi.
L’amara verità però è che a chi vorrà mantenere viva
l’attività fisica non resterà altro che cambiare sport e darsi all’ippica.
[1]
https://motionera.stockholm/trana-gymma-simma/eriksdalsbadet/#:~:text=Det%20p%C3%A5g%C3%A5r%20underh%C3%A5llsarbeten%20p%C3%A5%20Eriksdalsbadet,%C3%84ventyrsbadet%3A%20juni%202025%E2%80%93januari%202026
[2]
https://www.skab.se/fastigheter-och-projekt/byggprojekt/sollentuna-simhall
[3]
https://www.huddinge.se/fritid-natur-och-kultur/motion-och-idrott/simhallar-huddinge/varby-simhall-renoveras/
[4]
https://vaxer.stockholm/projekt/vallingby/renovering-av-vallingby-sim--och-idrottshall/
[5]
https://motionera.stockholm/trana-gymma-simma/kronobergsbadet/stangning/
Non è che sia fisicamente impossibile, ma diventa difficile farlo in pratica, in maniera più controllata e sicura. In questo periodo molte piscine comunali di Stoccolma e dei comuni limitrofi vengono chiuse temporaneamente per andare sotto i ferri per essere rinnovate oppure chiuse definitivamente per decisioni politiche. Eriksdalasbadet – la piscina principale della città, l’arteria pulsante del nuoto stoccolmese – ha subito vari interventi di ristrutturazione (sacrosanti e necessari, prima che venisse soprannominata Eriksdals-bidet) e diverse parti sono state chiuse al pubblico[1]. Sorte simile ma con pena più aspra in quanto tutto lo stabile è rimasto o sarà chiuso, è toccata alle piscine a nord (Sollentuna sim- och sporthall)[2], sud (Vårby simhall)[3], ovest (Vällingby simhall)[4] e mancherebbe solo est per completare la canzone amarcord degli 883. Da maggio 2026 si aggiungerà anche la dolorosa perdita della piscina di Kungsholmen. La polizia, proprietaria dello stabile, non rinnoverà la licenza al comune e se prima mandava tutti al fresco – Kronobergsbadet è nota per avere acqua molto fredda – a breve staranno tutti all’asciutto[5].
Grazie a queste scelte che appaiono un po’ all’acqua di rose, da domani si starà stretti se si vuole praticare questa disciplina sportiva. Non che ora si stia larghi. Chiunque sia andato a nuotare prima o dopo l’orario lavoro canonico ha sicuramente provato la brutta sensazione di sentirsi in una tonnara, dove toccare i piedi degli utenti davanti e farsi solleticare da quelli dietro è come bere un bicchier d’acqua. Se ora si bestemmia per la diseguaglianza nella divisione delle corsie, dove solo mezza è dedicata a chi vuole nuotare con un certo ritmo e tutte le altre dodici al pensionistico motionsim, in futuro si dovrà sgomitare anche per avere un posto a sedere a bordo vasca in attesa del proprio turno in acqua. La mancanza di piscine disponibili non sarà solo un problema per gli appassionati dello sport e per la salute psicofisica della popolazione, ma influenzerà anche le scuole nuoto che saranno costrette a migrare in acque internazionali e rendendo magari più difficile l’emergere di nuove Sarah Sjöström. L’unico aspetto positivo è che gli unici funghi che si diffonderanno saranno quelli dei boschi e dei piatti di cucina e un po’ meno quelli nei piedi rigorosamente privi di ciabatte degli svedesi.
L’amara verità però è che a chi vorrà mantenere viva l’attività fisica non resterà altro che cambiare sport e darsi all’ippica.