mercoledì 12 febbraio 2020

HORROR ALL’ITALIANA – Voodoo Ken


È notte. Fuori fa freddo. Fulmini squarciano il cielo. I lampi illuminano la città e i tuoni spaccano i timpani. La pioggia cade fitta e bagna le coscienze della gente. A parte il temporale tutto tace.
In un campo nomadi della periferia della città una donna siede all’interno di una tenda addobbata da drappi, pizzi e merletti dai colori caldi. Amanda è bellissima e molto appariscente: alta, bionda, formosa e con tutta la plastica corporea ben distribuita. È la perfetta bambolina. Osserva i tarocchi sparpagliati sulla tavola, ammira i dipinti raffiguranti gli astri appesi alle pareti e rimane affascinata dal globo appoggiato su una mensola. In mano tiene un pupazzo particolare: la statuetta plastificata di Ken Carson, compagno di Barbie. La donna stringe forte il suo nuovo giocattolo, perché sa di avere un grande potere in mano.
La medesima sera, nella stessa città, in un locale esclusivo del centro, un uomo è al bancone del bar. Arturo è affascinante e molto sicuro di sé: occhi scuri e misteriosi, capigliatura perfetta, addominali scolpiti e pelle ambrata da Solarium. È il perfetto macho. Ordina con determinazione due drink, uno per lui e uno per la sua nuova conquista. Sorride ignaro.
Intanto Amanda, nella tenda del campo nomadi, armeggia con il giocattolo Ken e lo pone in una posa a teiera: braccio destro piegato e mano appoggiata sull'anca, braccio sinistro lungo il fianco, corpo sinuoso. Incredibilmente, a qualche chilometro di distanza, il macho Arturo si mette nella stessa identica posizione, tra l’imbarazzo della sua compagna e degli amici. Amanda solletica Ken sotto le ascelle. Arturo esplode inaspettatamente in una risatina appariscente e incontrollata causata da una battuta di un amico. Subito si mette una mano davanti alla bocca per cercare di bloccare lo scoppio gaio e si ricompone sedendosi al suo tavolo. Nel frattempo, Amanda prende le gambe di Ken e le accavalla molto strette le une alle altre. Inconsapevolmente, Arturo al bar fa lo stesso e dopo essersene accorto, cambia immediatamente posizione tenendo le gambe ben larghe. Il macho si guarda attorno in imbarazzo perché non sa proprio che cosa stia succedendo. In quel preciso istante, però, si ricorda che la sua ex fidanzata, Amanda, aveva minacciato di rifilargli un rito Voodoo per tutte le meschinità e i tradimenti che aveva subito. Arturo va per un attimo nel panico. È vittima di una pazza squilibrata che per vendetta lo sta rendendo un effeminato. Deve fare qualcosa. Deve trovare il modo di bloccarla. Ma come? Amanda, invece, non si ferma davanti a niente e continua imperterrita la sua missione: ora schiaccia senza pietà gli occhi del bambolotto Ken. Arturo scoppia in un pianto disperato. Il panico della situazione fa prevalere la parte emotiva e sensibile del suo carattere che probabilmente lui stesso non pensava neanche di avere. Arturo è costretto a lasciare il tavolo e a rifugiarsi in bagno, accampando la scusa di avere una pagliuzza nell’occhio che gli dà fastidio. Si sciacqua la faccia un paio di volte e cerca di calmarsi. Deve trovare Amanda e fermare il rito Voodoo contro di lui. Non può permettersi di ridursi in questo stato efebico. Amanda, però, ha già pronta la prossima mossa: infila uno spillo nella gola del fantoccio che tiene saldamente in mano. Arturo ritorna al tavolo con la sua nuova donna e gli amici ed è pronto a inventarsi una scusa per andarsene. Appena parla, però, si accorge che la voce gli esce con un tono strano: molto acuto, quasi stridulo. Si blocca subito, sbalordito e inerme davanti ai cambiamenti che stanno avvenendo nel suo corpo. Ma che gli sta succedendo? Arturo beve un sorso di cocktail e si schiarisce la voce. Saluta tutti e spiega, con gesti eccessivamente marcati e molto aggraziati, che deve tornare immediatamente a casa per prendersi cura delle sue povere piante che stanno soffrendo da troppe ore senza acqua. Ormai non sa neanche lui quello che sta dicendo. Cerca di controllare i movimenti e la spigliatezza della parlata, ma è tutto inutile. C’è solo una cosa da fare: trovare e disarmare Amanda. Un rito Voodoo può essere stato messo in atto solo al campo nomadi fuori città. È lì che dovrà andare, ne è sicuro. Lascia la compagnia, prende la macchina e va a tutta velocità verso il suo obiettivo. Alla radio stanno dando la canzone Macho Man dei Village People e lui prova un’irrefrenabile voglia di ballare che lo fa quasi sbandare fuori strada. Amanda sorride beffarda e comincia l’atto finale del suo spettacolo maligno. Gira di schiena il pupazzo giocattolo e prende lo spillo. Arturo macina chilometri su chilometri e si avvicina. Amanda si prepara a colpire, pregustando il colpo. Sta per compiere il gesto ma sul più bello una tenda si scosta, Amanda si blocca e qualcuno entra: è una donna anziana, di carnagione scura, addobbata da molte collane, amuleti e braccialetti. La donna si dice pronta per il rito Voodoo richiesto da Amanda. La chiromante spiega che la bambola Voodoo Ken non è ancora stata “attivata”. Disorientata da quest’affermazione, Amanda lascia cadere il giocattolo. Solo ora capisce che quello che ha tenuto in mano fino a ora era solo un pezzo di plastica e quindi si rende conto di non aver fatto proprio niente ad Arturo. La chiromante racconta i pericoli della magia nera e vuole ancora accertasi che sia quello che la sua cliente vuole veramente. Amanda è confusa e piena di dubbi. All’improvviso si pente e se ne va. Arturo, invece, si è perso. Non riesce a trovare il campo nomadi. È abbattuto perché è ancora erroneamente convinto di essere vittima di un rito voodoo, ma alla fine si arrende lo stesso. Ferma la macchina e va a bere un bicchiere nel primo bar che trova. Inconsciamente, il suo girovagare per la città l’ha portato nel quartiere gay e la notte è ancora giovane.

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