Sulla mia BARCHETTA in LAGUNA (TIPO VERSO MURANO o vicino A UDIne? Non ricordo,
di sicuro non è il mar IONIQ) non c’è TRAFFIC e si sta bene: non fa caldo come
a IBIZA, non fa freddo come al POLO, ma meglio avere il GOLF. Al KIAro di luna guardo
in ALTO gli ASTRA e le GALAXY del cielo e mi godo il RITMO di un’OPTIMA SONATA di
NOTE JAZZ e SOUL di una MINI FIESTA CAMPAGNOLA (o forse è CARNIVAL). Sognando la
CALIFORNIA, osservo un MAGGIOLINO e un’APE sulla COROLLA di un FIORINO. Da bravo
ROMEO, penso alla mia GIULIETTA e sento il CUORE PULSAR RAPID. La mia MUSA
SUPERB (la mia PARTNER è un MiTo) mi fa sentire un HIGHLANDER (scusate il pessimo
ACCENT). In un BALENO, però, una COMBO MULTIPLA di BORA e SCIROCCO causa un’HONDA
FORTE che mi LANCIA in acqua e… SPLASH. Che CASCADA SCENIC! SANTA FE! Sarà un IMPREZA
uscirne e intanto il tempo PASSAT… calma! In che MODUS posso arrivare alla MERIVA?
AmMAZDA, mi ci vorrebbe un TALISMAN… o che mi VENGA un’IDEA SMART. Ci sono: afferro
una MICRA LIANA e… UP! Con mossa AGILA sono sul TERRANO. Che CLASSE Eh? Sono
stato BRAVO. Mi PIAGGIO così. Basta fare il GALLARDO, però, perché ora sono
inseguito da un LUPO o un PUMA o forse un LEON (ma è un SAFARI questo? Dov’è il
RANGER?) Con UNO SPRINT evito un CACTUS, faccio una CORSA a perdiFIATo, perdo
la STRADA come ULYSSE e arrivo al DELTA di un RIO. la bestia CAPTIVA mi è SUPRA,
mi faccio SCUDO con le mani. È la fine per me… ma mi sveglio! Era un inQUBO. Di
nuovo… è l’OTTAVIA volta in una settimana. Che DIABLO di SERIE 8izzarra di
eventi poco INNOCENTI. Che MAREA di conFUSIONe in MATERIA di AUTOBIANCHI. Il THEMA
odierno, però, mi INSIGNIA a mantener sempre il FOCUS. C’è sempre una vasta GAMMA
di modelli (più di CINQUECENTO o SEICENTO), ci vuole TALENTO ma siamo tutti d’ACCORD
che basta senso CIVIC e si giunge al PUNTO di diventar MASTER se si CALIBRA bene
la scelta.
martedì 25 maggio 2021
mercoledì 19 maggio 2021
PISSICOLOGIA – Non farlo!
Sigismondo sta leggendo
tranquillamente il giornale seduto alla poltrona, quando all’improvviso squilla
il telefono. Lui sobbalza e risponde.
«Voglio farla finita!»
«Carlo Gustavo, sei tu? Che stai dicendo?»
«Basta, non ce la faccio più!» È in lacrime mentre parla.
«Ehi, aspetta un momento. Che intendi dire?» Sigismondo è confuso.
«Oggi ero in cucina, ho visto il coltello e…» Si soffia il naso. «e mi sono detto: devo darci un taglio.»
«No fermo. Che dici? Non fare niente. Aspetta.» Sigismondo è preoccupato.
«No, no. Non posso più aspettare.»
«Sì, invece, aspetta. Non fare stupidaggini.»
«Lo so che è sbagliato, ma ormai mi sono entrati certi pensieri strani che non riesco a togliere dalla testa. Le voci mi dicono di farlo. Devo farlo! Lo so che tu non lo faresti mai e che quindi non puoi capire…»
«Carlo Gustavo, ti prego, fermati!» Sigismondo è molto agitato, poi cerca di calmarsi. «Ascolta. Capitano a tutti momenti difficili. È normale. Capita a tutti di sentirsi disperati. Di pensare a quello quando le cose vanno male. So che non ti hanno pubblicato il libro. Andrà bene la prossima volta.»
«Ma no… non è quello.»
«Tranquillo. Ti aiuterò io a uscirne. È capitato anche a me una volta di perdermi d’animo. Di non voler continuare. Di non farcela più… ma poi passa. Può capitare a tutti.» Sigismondo parla lentamente ma senza soste per non dare tempo all’amico di interromperlo con brutti pensieri. «Basta tenere duro e affidarsi agli amici. Io ci sono, Carlo Gustavo. Io ti posso aiutare. Fidati di me.»
«Lo so che tu ci sei, Sigismondo, ma io non…»
«Hai fatto bene a chiamarmi e a parlarne con qualcuno. È la scelta giusta. Non si può sempre affrontare tutto da soli. Ne usciremo assieme. Te lo garantisco.»
«Hm, io… Sigismondo, non so come dirtelo…»
«No, no. Non mi devi ringraziare.» Sigismondo si commuove e quasi scoppia a piangere anche lui. «Lo avresti fatto anche tu per me… quelli che hai sono pensieri che ti colgono alla sprovvista, ti prendono impreparato, ma poi si affrontano e passano. Tranquillo ci sono io qua con te. Ora metti giù il coltello… anzi, buttalo via, va’!»
«Ho capito, ma non esagerare.»
«Fai come ti dico, ti prego. Io ora prendo la macchina, vengo lì e ci facciamo un bel giro al parco. Una camminata e un po’ d’aria fresca ti faranno bene. Non fare niente intanto. Aspettami.»
«Ma no, Sigismondo, non serv…»
Sigismondo riattacca.
«In realtà io volevo dire che voglio farla finita con la cipolla nella ricetta della carbonara come fanno all’estero. Non si può vedere. Oggi ci ho provato, ma dopo averla tritata non ce l’ho proprio fatta ad andare avanti!»
«Voglio farla finita!»
«Carlo Gustavo, sei tu? Che stai dicendo?»
«Basta, non ce la faccio più!» È in lacrime mentre parla.
«Ehi, aspetta un momento. Che intendi dire?» Sigismondo è confuso.
«Oggi ero in cucina, ho visto il coltello e…» Si soffia il naso. «e mi sono detto: devo darci un taglio.»
«No fermo. Che dici? Non fare niente. Aspetta.» Sigismondo è preoccupato.
«No, no. Non posso più aspettare.»
«Sì, invece, aspetta. Non fare stupidaggini.»
«Lo so che è sbagliato, ma ormai mi sono entrati certi pensieri strani che non riesco a togliere dalla testa. Le voci mi dicono di farlo. Devo farlo! Lo so che tu non lo faresti mai e che quindi non puoi capire…»
«Carlo Gustavo, ti prego, fermati!» Sigismondo è molto agitato, poi cerca di calmarsi. «Ascolta. Capitano a tutti momenti difficili. È normale. Capita a tutti di sentirsi disperati. Di pensare a quello quando le cose vanno male. So che non ti hanno pubblicato il libro. Andrà bene la prossima volta.»
«Ma no… non è quello.»
«Tranquillo. Ti aiuterò io a uscirne. È capitato anche a me una volta di perdermi d’animo. Di non voler continuare. Di non farcela più… ma poi passa. Può capitare a tutti.» Sigismondo parla lentamente ma senza soste per non dare tempo all’amico di interromperlo con brutti pensieri. «Basta tenere duro e affidarsi agli amici. Io ci sono, Carlo Gustavo. Io ti posso aiutare. Fidati di me.»
«Lo so che tu ci sei, Sigismondo, ma io non…»
«Hai fatto bene a chiamarmi e a parlarne con qualcuno. È la scelta giusta. Non si può sempre affrontare tutto da soli. Ne usciremo assieme. Te lo garantisco.»
«Hm, io… Sigismondo, non so come dirtelo…»
«No, no. Non mi devi ringraziare.» Sigismondo si commuove e quasi scoppia a piangere anche lui. «Lo avresti fatto anche tu per me… quelli che hai sono pensieri che ti colgono alla sprovvista, ti prendono impreparato, ma poi si affrontano e passano. Tranquillo ci sono io qua con te. Ora metti giù il coltello… anzi, buttalo via, va’!»
«Ho capito, ma non esagerare.»
«Fai come ti dico, ti prego. Io ora prendo la macchina, vengo lì e ci facciamo un bel giro al parco. Una camminata e un po’ d’aria fresca ti faranno bene. Non fare niente intanto. Aspettami.»
«Ma no, Sigismondo, non serv…»
Sigismondo riattacca.
«In realtà io volevo dire che voglio farla finita con la cipolla nella ricetta della carbonara come fanno all’estero. Non si può vedere. Oggi ci ho provato, ma dopo averla tritata non ce l’ho proprio fatta ad andare avanti!»
mercoledì 5 maggio 2021
RACCONTI – Furto
Un ladro di periferia si sveglia
con un mezzo sorriso al pensiero che finalmente è domenica, il suo giorno di
riposo, nel quale può permettersi di rilassarsi e l’unica cosa che può
ripulire, se proprio vuole, è la mensola della cucina. Il sorriso, però, si
trasforma in breve tempo in una smorfia di stizza: si era dimenticato che
proprio oggi aveva organizzato un furto con scasso. Niente riposo dunque: nella
vita frenetica di tutti i giorni, tra tempi stretti e obbligo di prestazione ad
alto livello, anche un ladro al suo bel da fare. Rapina a mano armata il lunedì,
raggiri il martedì, scippi il mercoledì, estorsioni il giovedì, furti d’auto il
venerdì, truffe il sabato e domenica dunque niente riposo. Non ci si può
fermare un momento altrimenti i ladri concorrenti gli rubano la piazza (ironia
della sorte).
Quel piacere abortito di una tranquilla giornata di relax e quella sensazione di fastidio gli avevano già guastato l’umore e il sapore della colazione. Meglio limitarsi a bere un caffè amaro e partire subito in direzione della villa del riccone di turno da svaligiare.
La casa è vuota, come da programma: la famiglia che ci abita è in vacanza e il ladro può agire indisturbato. Il ladro si arrampica sul muretto di recinzione nel punto non perlustrato dalla telecamera di sorveglianza e guarda oltre. La casa è disabitata, ma non il giardino perché il cane è rimasto a fare da guardia. Il ladro lo sapeva ed è per questo che ha portato una bistecca. Ora basterà cercarla nella borsa e poi lanciarla verso il cane affamato. Sì, ma dov’è la bistecca? Fruga nella sua sacca più volte, mette il contenuto a soqquadro ma non c’è traccia della carne. L’ha dimenticata a casa. La giornata continua a non promettere bene. Prima di disperarsi, però, ha un’idea: decide di lanciare un sasso il più lontano possibile e poi fare uno scatto per intrufolarsi in casa dei ricconi. Trova subito un sampietrino del marciapiede che fa al caso suo, si arrampica di nuovo sul muretto, prende la mira e scaglia la pietra che finisce ben oltre la cuccia del cane, nella parte più lontana del giardino. Perfetto! Ora dovrà affrettarsi a oltrepassare il muretto e arrivare in casa. Saltando giù, però, non ha calcolato il dislivello del terreno sconnesso del giardino, quindi si procura una bella storta alla caviglia. Il dolore è lancinante, ma deve trattenere le imprecazioni e le lacrime per non attirare l’attenzione del cane che è ancora distratto dall’altra parte del giardino. Il ladro dunque si alza caparbiamente e si trascina sotto il balcone del primo piano zoppicando vistosamente. La caviglia fa molto male ma stringe i denti e si arrampica come può sulla grondaia esterna e raggiunge il terrazzo. Il cane non si è accorto di niente.
Ora è il momento di forzare la finestra. Il ladro fruga nella borsa di nuovo e neanche questa volta ha molta fortuna. Il piede di porco di cui necessita è stato portato, ma è uscito dalla borsa mentre cercava la bistecca per distrarre il cane e quindi si trova dall’altra parte del muretto. Impensabile tornare indietro per riprenderlo. Ma chi me l’ha fatto fare, pensa il ladro, stavo tanto bene a casa. Vorrebbe tanto lasciar stare, ma giunto a quel punto non c’è ritorno. Così prende il cutter con punta di diamante e si accinge a tagliare il vetro della finestra. Ci mette più tempo di quello che avrebbe impiegato usando il piede di porco, ma alla fine il risultato è comunque soddisfacente e riesce a intrufolarsi nell’abitazione. Ora è pronto per un perfetto furto con scasso.
Che meraviglia: quadri dal valore inestimabile appesi alle pareti, orologi d’oro e gioielli scintillanti nei cassetti, un mucchietto di banconote lasciato sbadatamente sul comodino, nuovissimi modelli di computer e cellulari a ogni angolo della casa, elettrodomestici di ultima generazione in cucina e in salone. Un paradiso per un ladro di vecchio stampo come lui, nostalgico dei contati e dei beni materiali. Il ladro gira per le stanze della casa e finalmente apprezza di essersi dato una mossa per mettere a segno questo colpo. Il ladro rimane particolarmente colpito dal televisore QLED da ottantacinque pollici con impianto home theater nel salotto: la tv che ha sempre sognato. L’abbondanza della casa non finisce lì perché le mensole della cucina sono stipate di pop-corn, patatine, dolcetti e altri snack e il frigorifero e pieno zeppo di birre fresche come se i padroni di casa stessero preparando una festa imminente. Il ladro si risveglia dal sogno a occhi aperti e preso da una fame improvvisa afferra la prima cosa che gli capita davanti nella mensola. Un po’ di patatine e una birretta, anche se sono in “servizio”, non mi faranno male, pensa. Poi ritorna in salotto e decide che il divano sembra troppo comodo per non provarlo almeno una volta prima di andarsene con tutta la refurtiva. Si siede e appoggia i piedi sul pouf, anche per dare un attimo di sosta alla caviglia ancora dolorante. Vicino al bracciolo del divano trova il telecomando. Lo guarda, poi guarda la televisione e infine torna con gli occhi sul telecomando. La tentazione è troppo forte per resistere. Così schiaccia il tasto d’accensione e il televisore si collega immediatamente a internet. No, incredibile, come prima scelta c’è “La casa di carta”, la serie preferita per un ladro come lui. Proprio oggi hanno lanciato le nuove puntate. Che bella vita: birra fresca a fiumi, snack a volontà, cinema in casa e divano avvolgente. Per un attimo il ladro dimentica chi sia e cosa stia facendo in quella casa e si gode il lusso sfrenato. Ho tempo, pensa, posso vedere come inizia l’imperdibile nuova stagione della mia serie preferita. Continuerà a vederla a casa più tardi. La serie è troppo avvincente e il ladro si fa prendere. Senza che se ne accorga la puntata è finita. Il tempo è volato e per la tensione non è neanche riuscito a finire di bere la birra. Così se la scola tutta d’un fiato. Gli è venuta anche molta più fame di prima e le patatine non bastano. Ci vorrebbe qualcos’altro. Va allora in cucina e in frigo trova della pizza avanzata da ieri. Perfetto: basterà scaldarla un po’ nel forno a microonde. Nel frattempo prende un’altra birra per mandare giù meglio. Quando ha fatto, torna a sedersi sul divano ma c’è qualcosa che lo infastidisce. Non è il cane che ogni tanto abbaia. Non sono i rumori di automobili che sente passare da fuori. È la sua pistola. Sì, la sua pistola in tasca che gli dà fastidio quando si siede sul divano. Decide quindi di posarla sul tavolino per stare più comodo. Dà un morso alla fetta di pizza, beve un altro sorso di birra e avvia un’altra puntata della serie tv. Anche questa fila via liscia, lasciandolo col fiato sospeso nel finale. Non posso abbandonare così, ne guardo solo un’altra, pensa il ladro. Schiaccia play e mangia un’altra fetta di pizza. Finito il terzo episodio con una buona dose di suspense, il ladro non resiste. Dai, solo una ancora e poi vado, dice a sé stesso. Stappa un’altra bottiglia e guarda ancora la televisione. Trova una torta in cucina e se la mangia quasi tutta. Intanto è finita la quinta puntata. Giuro, questa è l’ultima che guardo, il ladro cerca di convincersi. Beve un’altra birra e si distende ancora di più sul soffice divano. Ormai le puntate si susseguono in automatico e le bottiglie di birra vuote si accumulano. Il ladro non riesce più a fermarsi. Si sbottona la cintola e si mette sempre più comodo: il dolore alla caviglia sta passando, grazie anche all’effetto anestetico dell’alcol. Le palpebre si appesantiscono. Finalmente posso godermi una domenica in santa pace, riflette il ladro un secondo prima di perdere i sensi. Qualcuno l’ha colpito in testa? No, si è solo addormentato profondamente. È proprio vero che il ladro avrebbe dovuto seguire il suo istinto e lasciar stare questo colpo oggi, ma il sorriso che gli si è stampato in faccia dopo essersi addormentato sul divano la dice lunga: per la pace dei sensi, molto meglio aver trasformato questo furto con scasso in un furto con scazzo.
Quel piacere abortito di una tranquilla giornata di relax e quella sensazione di fastidio gli avevano già guastato l’umore e il sapore della colazione. Meglio limitarsi a bere un caffè amaro e partire subito in direzione della villa del riccone di turno da svaligiare.
La casa è vuota, come da programma: la famiglia che ci abita è in vacanza e il ladro può agire indisturbato. Il ladro si arrampica sul muretto di recinzione nel punto non perlustrato dalla telecamera di sorveglianza e guarda oltre. La casa è disabitata, ma non il giardino perché il cane è rimasto a fare da guardia. Il ladro lo sapeva ed è per questo che ha portato una bistecca. Ora basterà cercarla nella borsa e poi lanciarla verso il cane affamato. Sì, ma dov’è la bistecca? Fruga nella sua sacca più volte, mette il contenuto a soqquadro ma non c’è traccia della carne. L’ha dimenticata a casa. La giornata continua a non promettere bene. Prima di disperarsi, però, ha un’idea: decide di lanciare un sasso il più lontano possibile e poi fare uno scatto per intrufolarsi in casa dei ricconi. Trova subito un sampietrino del marciapiede che fa al caso suo, si arrampica di nuovo sul muretto, prende la mira e scaglia la pietra che finisce ben oltre la cuccia del cane, nella parte più lontana del giardino. Perfetto! Ora dovrà affrettarsi a oltrepassare il muretto e arrivare in casa. Saltando giù, però, non ha calcolato il dislivello del terreno sconnesso del giardino, quindi si procura una bella storta alla caviglia. Il dolore è lancinante, ma deve trattenere le imprecazioni e le lacrime per non attirare l’attenzione del cane che è ancora distratto dall’altra parte del giardino. Il ladro dunque si alza caparbiamente e si trascina sotto il balcone del primo piano zoppicando vistosamente. La caviglia fa molto male ma stringe i denti e si arrampica come può sulla grondaia esterna e raggiunge il terrazzo. Il cane non si è accorto di niente.
Ora è il momento di forzare la finestra. Il ladro fruga nella borsa di nuovo e neanche questa volta ha molta fortuna. Il piede di porco di cui necessita è stato portato, ma è uscito dalla borsa mentre cercava la bistecca per distrarre il cane e quindi si trova dall’altra parte del muretto. Impensabile tornare indietro per riprenderlo. Ma chi me l’ha fatto fare, pensa il ladro, stavo tanto bene a casa. Vorrebbe tanto lasciar stare, ma giunto a quel punto non c’è ritorno. Così prende il cutter con punta di diamante e si accinge a tagliare il vetro della finestra. Ci mette più tempo di quello che avrebbe impiegato usando il piede di porco, ma alla fine il risultato è comunque soddisfacente e riesce a intrufolarsi nell’abitazione. Ora è pronto per un perfetto furto con scasso.
Che meraviglia: quadri dal valore inestimabile appesi alle pareti, orologi d’oro e gioielli scintillanti nei cassetti, un mucchietto di banconote lasciato sbadatamente sul comodino, nuovissimi modelli di computer e cellulari a ogni angolo della casa, elettrodomestici di ultima generazione in cucina e in salone. Un paradiso per un ladro di vecchio stampo come lui, nostalgico dei contati e dei beni materiali. Il ladro gira per le stanze della casa e finalmente apprezza di essersi dato una mossa per mettere a segno questo colpo. Il ladro rimane particolarmente colpito dal televisore QLED da ottantacinque pollici con impianto home theater nel salotto: la tv che ha sempre sognato. L’abbondanza della casa non finisce lì perché le mensole della cucina sono stipate di pop-corn, patatine, dolcetti e altri snack e il frigorifero e pieno zeppo di birre fresche come se i padroni di casa stessero preparando una festa imminente. Il ladro si risveglia dal sogno a occhi aperti e preso da una fame improvvisa afferra la prima cosa che gli capita davanti nella mensola. Un po’ di patatine e una birretta, anche se sono in “servizio”, non mi faranno male, pensa. Poi ritorna in salotto e decide che il divano sembra troppo comodo per non provarlo almeno una volta prima di andarsene con tutta la refurtiva. Si siede e appoggia i piedi sul pouf, anche per dare un attimo di sosta alla caviglia ancora dolorante. Vicino al bracciolo del divano trova il telecomando. Lo guarda, poi guarda la televisione e infine torna con gli occhi sul telecomando. La tentazione è troppo forte per resistere. Così schiaccia il tasto d’accensione e il televisore si collega immediatamente a internet. No, incredibile, come prima scelta c’è “La casa di carta”, la serie preferita per un ladro come lui. Proprio oggi hanno lanciato le nuove puntate. Che bella vita: birra fresca a fiumi, snack a volontà, cinema in casa e divano avvolgente. Per un attimo il ladro dimentica chi sia e cosa stia facendo in quella casa e si gode il lusso sfrenato. Ho tempo, pensa, posso vedere come inizia l’imperdibile nuova stagione della mia serie preferita. Continuerà a vederla a casa più tardi. La serie è troppo avvincente e il ladro si fa prendere. Senza che se ne accorga la puntata è finita. Il tempo è volato e per la tensione non è neanche riuscito a finire di bere la birra. Così se la scola tutta d’un fiato. Gli è venuta anche molta più fame di prima e le patatine non bastano. Ci vorrebbe qualcos’altro. Va allora in cucina e in frigo trova della pizza avanzata da ieri. Perfetto: basterà scaldarla un po’ nel forno a microonde. Nel frattempo prende un’altra birra per mandare giù meglio. Quando ha fatto, torna a sedersi sul divano ma c’è qualcosa che lo infastidisce. Non è il cane che ogni tanto abbaia. Non sono i rumori di automobili che sente passare da fuori. È la sua pistola. Sì, la sua pistola in tasca che gli dà fastidio quando si siede sul divano. Decide quindi di posarla sul tavolino per stare più comodo. Dà un morso alla fetta di pizza, beve un altro sorso di birra e avvia un’altra puntata della serie tv. Anche questa fila via liscia, lasciandolo col fiato sospeso nel finale. Non posso abbandonare così, ne guardo solo un’altra, pensa il ladro. Schiaccia play e mangia un’altra fetta di pizza. Finito il terzo episodio con una buona dose di suspense, il ladro non resiste. Dai, solo una ancora e poi vado, dice a sé stesso. Stappa un’altra bottiglia e guarda ancora la televisione. Trova una torta in cucina e se la mangia quasi tutta. Intanto è finita la quinta puntata. Giuro, questa è l’ultima che guardo, il ladro cerca di convincersi. Beve un’altra birra e si distende ancora di più sul soffice divano. Ormai le puntate si susseguono in automatico e le bottiglie di birra vuote si accumulano. Il ladro non riesce più a fermarsi. Si sbottona la cintola e si mette sempre più comodo: il dolore alla caviglia sta passando, grazie anche all’effetto anestetico dell’alcol. Le palpebre si appesantiscono. Finalmente posso godermi una domenica in santa pace, riflette il ladro un secondo prima di perdere i sensi. Qualcuno l’ha colpito in testa? No, si è solo addormentato profondamente. È proprio vero che il ladro avrebbe dovuto seguire il suo istinto e lasciar stare questo colpo oggi, ma il sorriso che gli si è stampato in faccia dopo essersi addormentato sul divano la dice lunga: per la pace dei sensi, molto meglio aver trasformato questo furto con scasso in un furto con scazzo.
venerdì 23 aprile 2021
PROMOZIONE – Intervista su “Il lavoratore”
Continua la piacevole collaborazione
con la rivista mensile degli italiani a Stoccolma “Il lavoratore” e con il suo
direttore, Valerio De Paolis. Questa volta sono stato intervistato per parlare
del mio nuovo libro “Alla scoperta dell’acqua calda” (acquistabile su Amazon https://www.amazon.it/dp/9163969629).
Ecco il link all’intervista: https://illavoratore.org/roberto-riva-presenta-il-suo-nuovo-libro/
Sì, lo so, questo pezzo potrebbe
tranquillamente stare nella rubrica “Kissenefrega”… prendetelo come una sottocategoria
letteraria!
Ecco il link all’intervista: https://illavoratore.org/roberto-riva-presenta-il-suo-nuovo-libro/
martedì 20 aprile 2021
PISSICOLOGIA – Stai calmo!
«Almeno ammetti che
avevo ragione.»
«Non è il caso di mettersi a discutere ora.» Carlo Gustavo è visibilmente scosso.
«Eh già, la situazione è alquanto delicata.»
«Ma va’! Non si era capito. Il professorone sfotte pure ora.» Si sbraccia Carlo Gustavo.
«Non ti agitare.» Sigismondo è impassibile «Calmati, Carlo Gustavo!»
«Dire di star calmo a uno agitato è come cercare di spegnere il fuoco soffiandoci ossigeno sopra.»
«Ma che metafora è?»
Carlo Gustavo s’arrabbia e manda platealmente a quel paese l’amico «Una metafora per dirti di finirla con quell’atteggiamento da saputello. Lo so che ci sono finito da solo in questa situazione e vorrei uscirci al più presto.»
Carlo Gustavo continua a girarsi a destra e a sinistra in cerca di una soluzione.
«Non muoverti così che peggiori la situazione.» Sigismondo respira lentamente e spiega. «Vuoi una metafora? Beccati questa allora. È come quando sei in auto bloccato con le ruote nel pantano. Ti prende il panico, vero? Non sei più lucido, vero? E allora che fai?»
«Dai gas ed esci!»
«Sbagliato! Più acceleri e più la macchina si blocca. Schiacci sul pedale ancora e sei sempre più bloccato e sempre più nel panico. Che fai? Semplice: scendi, fai un passo indietro, osservi la situazione da un'altra prospettiva e decidi cosa fare. Se serve chiedi aiuto per farti trainare fuori oppure fa da te: scavi una fossa e crei una rampa, magari con dei bastoni, davanti alle ruote incastrate. Poi rientri in macchina e solo a quel punto dai gas di nuovo.»
Nel frattempo, Carlo Gustavo accelera le procedure per cercare una soluzione al problema.
«Ti ho detto di non agitarti!»
«Almeno io provo a fare qualcosa… non me ne sto lì impalato.»
«E fai male. Se sei nel turbine delle emozioni, in mezzo a un attacco di panico, è meglio stare fermi e respirare profondamente.»
«Più facile a dirsi che a farsi.»
«Non vedi che sei con l’acqua alla gola?»
«Non sono con l’acqua alla gola!»
«Vero, ma a me sembra che stai per soffocare.»
«E fai qualcosa allora per aiutarmi!»
«Te l’ho detto, devi stare fermo… tuffati nel tuo problema. Nuota libero nel tuo corpo. Cavalca l’onda delle tue emozioni. Non farti travolgere dalla marea. Respira sopra la superfice.»
Carlo Gustavo finalmente ascolta l’amico, si distende e respira.
«Bravo!» Sigismondo lo incoraggia. «Respira ancora. Lentamente. A pieni polmoni.»
«Va bene, Sigismondo. Lo ammetto.» Carlo Gustavo è calmo. «Avevi ragione: come dicevi tu queste erano sabbie mobili. Ora però puoi smetterla di fare lo stronzo, lanciarmi una corda e tirarmi fuori da qua?»
«Non è il caso di mettersi a discutere ora.» Carlo Gustavo è visibilmente scosso.
«Eh già, la situazione è alquanto delicata.»
«Ma va’! Non si era capito. Il professorone sfotte pure ora.» Si sbraccia Carlo Gustavo.
«Non ti agitare.» Sigismondo è impassibile «Calmati, Carlo Gustavo!»
«Dire di star calmo a uno agitato è come cercare di spegnere il fuoco soffiandoci ossigeno sopra.»
«Ma che metafora è?»
Carlo Gustavo s’arrabbia e manda platealmente a quel paese l’amico «Una metafora per dirti di finirla con quell’atteggiamento da saputello. Lo so che ci sono finito da solo in questa situazione e vorrei uscirci al più presto.»
Carlo Gustavo continua a girarsi a destra e a sinistra in cerca di una soluzione.
«Non muoverti così che peggiori la situazione.» Sigismondo respira lentamente e spiega. «Vuoi una metafora? Beccati questa allora. È come quando sei in auto bloccato con le ruote nel pantano. Ti prende il panico, vero? Non sei più lucido, vero? E allora che fai?»
«Dai gas ed esci!»
«Sbagliato! Più acceleri e più la macchina si blocca. Schiacci sul pedale ancora e sei sempre più bloccato e sempre più nel panico. Che fai? Semplice: scendi, fai un passo indietro, osservi la situazione da un'altra prospettiva e decidi cosa fare. Se serve chiedi aiuto per farti trainare fuori oppure fa da te: scavi una fossa e crei una rampa, magari con dei bastoni, davanti alle ruote incastrate. Poi rientri in macchina e solo a quel punto dai gas di nuovo.»
Nel frattempo, Carlo Gustavo accelera le procedure per cercare una soluzione al problema.
«Ti ho detto di non agitarti!»
«Almeno io provo a fare qualcosa… non me ne sto lì impalato.»
«E fai male. Se sei nel turbine delle emozioni, in mezzo a un attacco di panico, è meglio stare fermi e respirare profondamente.»
«Più facile a dirsi che a farsi.»
«Non vedi che sei con l’acqua alla gola?»
«Non sono con l’acqua alla gola!»
«Vero, ma a me sembra che stai per soffocare.»
«E fai qualcosa allora per aiutarmi!»
«Te l’ho detto, devi stare fermo… tuffati nel tuo problema. Nuota libero nel tuo corpo. Cavalca l’onda delle tue emozioni. Non farti travolgere dalla marea. Respira sopra la superfice.»
Carlo Gustavo finalmente ascolta l’amico, si distende e respira.
«Bravo!» Sigismondo lo incoraggia. «Respira ancora. Lentamente. A pieni polmoni.»
«Va bene, Sigismondo. Lo ammetto.» Carlo Gustavo è calmo. «Avevi ragione: come dicevi tu queste erano sabbie mobili. Ora però puoi smetterla di fare lo stronzo, lanciarmi una corda e tirarmi fuori da qua?»
giovedì 8 aprile 2021
PISSICOLOGIA – Hai paura del buio?
La porta dell’ignoto
si spalanca davanti ai due esploratori impauriti. Si apre l’oblio ai loro
piedi. Davanti a loro il buio completo. Ora i due vedono il baratro. Lungo il percorso
che conduce verso l’oscurità si presenta una scelta. Una scelta importante.
«C’è qualcosa che non va, Sigismondo. Vacci tu prima.»
«Eh, no. Abbiamo fatto pari e dispari e hai perso. Vai tu.»
«Ma tu hai barato.»
«Ma che barato.» Sigismondo dà quasi una spinta in avanti a Carlo Gustavo. «Abbiamo buttato i numeri due volte. Ho vinto sempre io.»
«Dobbiamo almeno fare al meglio di cinque.»
«Ma smettila. Sii uomo!»
«Proprio perché sono un essere umano, ho paura!»
«Certo che hai paura. È normale avere paura di quello che non conosciamo.»
«Mi batte forte il cuore, ho il respiro affannato, mi tremano le gambe. Non capisco perché…»
«Oh, ma sei duro di comprendonio, eh!» Sigismondo sbuffa. «Te lo rispiego. La paura è una reazione del nostro cervello a una situazione di pericolo: aumenta il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la sudorazione, la tensione muscolare. Tutti chiari segni che ci stiamo per preparare alla lotta o alla fuga da un pericolo.»
«E tutti i pensieri negativi, allora?»
«Indovina un po’?» Sigismondo alza e abbassa le sopracciglia un paio di volte. «Ci sono serviti a sopravvivere.»
Carlo Gustavo scuote la testa. «Non iniziare con questa storia. Non ora. Ti prego.»
«È così. Immagina due uomini della Preistoria davanti a una grotta buia e sinistra. Uno pensa che ci sia una belva feroce dentro e non ci entra. L’altro va dentro a controllare. Chi credi che abbia avuto più chance di sopravvivere e portare avanti i suoi geni?»
«Tuo nonno!» Carlo Gustavo scherza per sdrammatizzare.
«Esatto:» Sigismondo risponde seriamente sorprendendo l’amico «Hai indovinato! Era anche tuo nonno, a dire il vero. Quindi, nostro bisnonno… no scusa, nostro bis-bis-bis-bis-bis-bis-»
«Sì, sì, ho capito» Taglia corto Carlo Gustavo. «Ma scusa, dopo tutta la storiella che mi hai raccontato sugli uomini delle caverne, perché dovrei andarci io e non tu?»
«Uff…» Sigismondo sbuffa.
«Rispondi, per favore. La mia è una domanda legittima.»
Sigismondo guarda l’amico con fermezza. «Perché è la tua cantina. Non la mia. Ma La vera domande è: perché è così buia?»
«Hm... ho paura di essermi dimenticato di cambiare la lampadina rotta.»
«C’è qualcosa che non va, Sigismondo. Vacci tu prima.»
«Eh, no. Abbiamo fatto pari e dispari e hai perso. Vai tu.»
«Ma tu hai barato.»
«Ma che barato.» Sigismondo dà quasi una spinta in avanti a Carlo Gustavo. «Abbiamo buttato i numeri due volte. Ho vinto sempre io.»
«Dobbiamo almeno fare al meglio di cinque.»
«Ma smettila. Sii uomo!»
«Proprio perché sono un essere umano, ho paura!»
«Certo che hai paura. È normale avere paura di quello che non conosciamo.»
«Mi batte forte il cuore, ho il respiro affannato, mi tremano le gambe. Non capisco perché…»
«Oh, ma sei duro di comprendonio, eh!» Sigismondo sbuffa. «Te lo rispiego. La paura è una reazione del nostro cervello a una situazione di pericolo: aumenta il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la sudorazione, la tensione muscolare. Tutti chiari segni che ci stiamo per preparare alla lotta o alla fuga da un pericolo.»
«E tutti i pensieri negativi, allora?»
«Indovina un po’?» Sigismondo alza e abbassa le sopracciglia un paio di volte. «Ci sono serviti a sopravvivere.»
Carlo Gustavo scuote la testa. «Non iniziare con questa storia. Non ora. Ti prego.»
«È così. Immagina due uomini della Preistoria davanti a una grotta buia e sinistra. Uno pensa che ci sia una belva feroce dentro e non ci entra. L’altro va dentro a controllare. Chi credi che abbia avuto più chance di sopravvivere e portare avanti i suoi geni?»
«Tuo nonno!» Carlo Gustavo scherza per sdrammatizzare.
«Esatto:» Sigismondo risponde seriamente sorprendendo l’amico «Hai indovinato! Era anche tuo nonno, a dire il vero. Quindi, nostro bisnonno… no scusa, nostro bis-bis-bis-bis-bis-bis-»
«Sì, sì, ho capito» Taglia corto Carlo Gustavo. «Ma scusa, dopo tutta la storiella che mi hai raccontato sugli uomini delle caverne, perché dovrei andarci io e non tu?»
«Uff…» Sigismondo sbuffa.
«Rispondi, per favore. La mia è una domanda legittima.»
Sigismondo guarda l’amico con fermezza. «Perché è la tua cantina. Non la mia. Ma La vera domande è: perché è così buia?»
«Hm... ho paura di essermi dimenticato di cambiare la lampadina rotta.»
mercoledì 24 marzo 2021
PISSICOLOGIA – Quella cosa brutta
«Ti dico che ci
serve!»
«No, non ci serve!»
«Ti dico di sì!» Insiste Sigismondo. «Ci è servita per sopravvivere e ci serve ancora.»
«Ancora con questa storia?» Carlo Gustavo si spazientisce. «Non siamo più nel Paleolitico.»
«La nostra società no, ma il nostro cervello è rimasto là.»
«Quindi mi stai dicendo che non ci si può liberare dell’ansia perché altrimenti moriremmo?» Sigismondo annuisce sorridendo, ma l’amico lo guarda perplesso. «Mai sentito niente di più stupido. È come se… che ne so, mi facesse bene preoccuparmi per un esame imminente, per un nuovo neo che trovo sulla pelle, che mi fermi la polizia se corro troppo, che quello che faccio possa non essere accettato dagli altri, per un cane che abbaia, che…»
«Sì. Sì. Sì. E ancora sì.» Sigismondo si batte i pugni sulle cosce. «Quell’ansia ti aiuta a studiare, a prenotare una visita medica, a evitare una multa, a seguire le regole della società, a prepararti a scappare.»
«Non ha senso. L’ansia e le preoccupazioni non fanno bene. Nessuno sta bene quando ha l’ansia.»
«E invece a volte fa bene.» Sigismondo ci pensa. «Si potrebbe dire che c’è l’ansia “buona” e l’ansia “cattiva”, le preoccupazioni produttive e quelle controproduttive. È quando ti agiti troppo e quando le lasci prendere il sopravvento che perdi il controllo e l’ansia non ti aiuta più. Credimi: un po’ d’ansia fa bene!»
«Sarà anche così, ma io l’ansia proprio non la voglio. Punto.»
«Ma non puoi non volerla. Ci sarà sempre. Immagina di avere la possibilità di volare con un palloncino gigante pieno d’aria. Legati ai piedi, però, hai dei pesi di piombo che ti tengono a terra. Ti affanni di slegare la corda ma nonostante tutti gli sforzi non riesci a staccarli. Che bella situazione, vero? A quel punto puoi decidere se restare a terra e sfinirti cercando di liberarti i piedi oppure...»
«Oppure? Vai al dunque. Stanno tornando.»
«Oppure decidere di soffiare di più nel palloncino e aspettare che il vento ti faccia volare via.»
«Cosa vuoi dire con questo?» Carlo Gustavo guarda Sigismondo seduto sul sedile passeggero.
«Voglio dire: soffia, soffia, caro mio!»
Carlo Gustavo comincia a soffiare nell’alcolimetro, Sigismondo ride a crepapelle.
«Che è questa confusione?» Interviene l’agente della polizia stradale che ha fermato l’auto di Carlo Gustavo «La smetta di ridere, che poi facciamo soffiare anche a lei!»
«No, non ci serve!»
«Ti dico di sì!» Insiste Sigismondo. «Ci è servita per sopravvivere e ci serve ancora.»
«Ancora con questa storia?» Carlo Gustavo si spazientisce. «Non siamo più nel Paleolitico.»
«La nostra società no, ma il nostro cervello è rimasto là.»
«Quindi mi stai dicendo che non ci si può liberare dell’ansia perché altrimenti moriremmo?» Sigismondo annuisce sorridendo, ma l’amico lo guarda perplesso. «Mai sentito niente di più stupido. È come se… che ne so, mi facesse bene preoccuparmi per un esame imminente, per un nuovo neo che trovo sulla pelle, che mi fermi la polizia se corro troppo, che quello che faccio possa non essere accettato dagli altri, per un cane che abbaia, che…»
«Sì. Sì. Sì. E ancora sì.» Sigismondo si batte i pugni sulle cosce. «Quell’ansia ti aiuta a studiare, a prenotare una visita medica, a evitare una multa, a seguire le regole della società, a prepararti a scappare.»
«Non ha senso. L’ansia e le preoccupazioni non fanno bene. Nessuno sta bene quando ha l’ansia.»
«E invece a volte fa bene.» Sigismondo ci pensa. «Si potrebbe dire che c’è l’ansia “buona” e l’ansia “cattiva”, le preoccupazioni produttive e quelle controproduttive. È quando ti agiti troppo e quando le lasci prendere il sopravvento che perdi il controllo e l’ansia non ti aiuta più. Credimi: un po’ d’ansia fa bene!»
«Sarà anche così, ma io l’ansia proprio non la voglio. Punto.»
«Ma non puoi non volerla. Ci sarà sempre. Immagina di avere la possibilità di volare con un palloncino gigante pieno d’aria. Legati ai piedi, però, hai dei pesi di piombo che ti tengono a terra. Ti affanni di slegare la corda ma nonostante tutti gli sforzi non riesci a staccarli. Che bella situazione, vero? A quel punto puoi decidere se restare a terra e sfinirti cercando di liberarti i piedi oppure...»
«Oppure? Vai al dunque. Stanno tornando.»
«Oppure decidere di soffiare di più nel palloncino e aspettare che il vento ti faccia volare via.»
«Cosa vuoi dire con questo?» Carlo Gustavo guarda Sigismondo seduto sul sedile passeggero.
«Voglio dire: soffia, soffia, caro mio!»
Carlo Gustavo comincia a soffiare nell’alcolimetro, Sigismondo ride a crepapelle.
«Che è questa confusione?» Interviene l’agente della polizia stradale che ha fermato l’auto di Carlo Gustavo «La smetta di ridere, che poi facciamo soffiare anche a lei!»
Iscriviti a:
Post (Atom)
