mercoledì 26 luglio 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: episodio 11

NELLE PRECEDENTI PUNTATE. Thilde Krauten, dopo aver visto il bacio tra suo marito Franz e Mario Maccheroni, decide di vendicarsi proponendo ad Andrea, primogenito di Giuseppe Maccheroni, di passare dalla Sanit (la ditta dei Maccheroni) alla Sanide (la ditta dei Krauten). La sera stessa Andrea litiga con suo padre appena tornato ubriaco dal bar e fa la sua decisione… [Ha vinto la scelta A]

Andrea Maccheroni ha passato la notte in bianco rimuginando sulla sua decisione. Ormai però è convinto: seguirà il suo istinto. È l’alba fuori e solo in quel momento Andrea si addormenta. Dormirà solo poche ore prima di affrontare una giornata cruciale per la sua vita.

Nello stesso istante a Frihamnen, il porto di Stoccolma, a qualche chilometro di distanza da casa Maccheroni, lo stesso signore anziano sulla settantina che Giuseppe Maccheroni aveva visto allo Spy bar quella notte si è svegliato prestissimo per guardare gli scaricatori di porto mentre bestemmiano in svedese. Seduto su un masso, si fuma la pipa e si gode il mare. La nostalgia lo assale e comincia a pensare al passo successivo da fare.

«Ke puone ke zono le arinke con la cipolla! Mmm…»
«Fero! Ma hai profato il zalame di orso? Anke qvello è speciale.»
«No, lo profo dopo. Prima però foghlio azzolutamente assacciare il pyttipanna!
«Il pytti-kosa?»
«Pyttipanna: un cipo tipiko schwedese con cupetti di patate, cipolla e karne di manzo o ti maiale.»
«Leccerissimo…»
Il dialogo tra Andreas e Julia, i due figli di Thilde Krauten, prosegue davanti alla tavola imbandita per il buffè aziendale della Sanide. Si festeggia l’arrivo a Stoccolma ed è presente tutta la famiglia Krauten al completo.
«Tutto pene, poi l’altra zera in camera da letto?» Klaus chiede a suo cognato Franz.
«Come tici, skuza?»
«Non zi è accorto nezzuno poi? Sei riuschito a montarla?» Franz è in imbarazzo, suda freddo e rimane a bocca aperta: come fa Klaus a sapere della sua relazione con Maria Maccheroni? Klaus però chiarisce. «La testiera del letto… ticefi che si era craffiata nel trazloko e ke volefi ke Thilde non fetesse…»
«Ahhh… zì, certo! Ho zistemato… crazie per afermelo kiesto» Franz tira una sospiro di sollievo e cambia discorso. «Per parlare d’altro: ke fe ne pare allora il procetto ke vi ho presentato?»
A questo punto è Klaus che è in imbarazzo.
«Skusa… mia moghlie Beate mi sta kiamando…» Klaus si allontana e si dirige verso un altro gruppo di Krauten dove ci sono appunto sua moglie Beate, sua sorella Thilde e i suoi genitori, Martha e Ralf. Ralf Krauten è il fondatore della Sanide in Germania: è ancora socio azionario ma detiene solo il 2% ed è ormai un anziano in carrozzella.
«La Sanide dofreppe azzolutamente produrre un nuofo modello ti bidet» Beate Schmidt è incalzante nelle sue idee. Gli altri sono un po’ a disagio, soprattutto ora che si è unito suo marito Klaus Krauten alla conversazione.
«Ma feti, Beate» Martha cerca di mediare «non per contrattirti ma qvi in Schwezia non zi usa molto il bidet… la tua è una puona itea, ma gli schwedesi sono dei zozzoni!»
«Ma dofreppe ezzere proprio la Sanide a campiare la tentenza… o volete ke zia la Sanit dei Makkeroni a farlo?» Nessuno rizponde «Inoltre, la Sanide dofreppe produrre porta rotoli più larki… ho letto ke le aziente di carta igienika carantiskono ke rotoli più larki ziano la svolta nel futuro!»
«Zi, vero gli arki e le volte di qvesto palazzo stanno antanto a rotoli!»
«Ma no, papà, Beate stafa parlando di carta igienika!» Klaus aiuta il padre Ralf.
«Offio ragazzo: tua matre Martha è il genio ti kasa e metterà tutto a posto!» Tutti scuotono la testa sconsolati, mentre la moglie Martha cerca di rimediare.
«Tranqvillo karo, metto tutto a posto io!»
«Psst!» Qualcuno bisbiglia da dietro una tenda «Thilde! Psst!»
Thilde coglie l’occasione al volo per liberarsi dalla scomoda conversazione e andare a vedere chi la sta chiamando.
«Tu? Kome hai fatto ad entrare qvi?»
«Anch’io ho i miei trucchi… ma non sono qui per parlare di questo.» Thilde Krauten viene trascinata in disparte «Sono qui per parlare della tua proposta.»
«Zono tutta orekki.» Thilde è ansiosa di sentire il suo interlocutore, il quale prende una pausa prima di ricominciare a parlare.
«Ho deciso che verrò alla Sanide!» Andrea Maccheroni stesso fa fatica a credere a quello che ha appena detto. Thilde Krauten, dentro di sé, sta scoppiando di gioia ma mantiene una facciata glaciale all’esterno. Andrea però non ha finito di parlare. «Verrò alla Sanide, ma a una condizione.» Thilde lo squadra pensosa. «Verrò a patto che la mia identità sia mascherata e i miei genitori dovranno credere che io sono all’estero a studiare!»
Thilde ci pensa su qualche secondo, ma poi accetta perché l’occasione di avere un Maccheroni in meno come nemico è troppo ghiotta.
«Molto pene, karo Antrea… ti aiuterò io con le kose pratike: ti ci forrà un nuofo look e un nuofo nome. Hai qvalke preferenza?»
«Come nome scelgo Andreas. Per il cognome invece… hm… ci vorrebbe qualcosa di svedese… non ci ho pensato molto a dire il vero… sta capitando tutto così in fretta!»
Andrea si guarda attorno e nota la tavola imbandita del buffè e riflette: «vediamo un po’… aringhe? Andreas Sill… troppe esse. Pyttipanna? Nome troppo lungo. Polpette di carne? Andreas Köttbullar fa troppo IKEA. Dolci alla cannella? No, basta cannella, non ne posso più…» poi scorre ancora la tavolata e lo vede, come un colpo di fulmine. «Ci sono… è grosso, si piega ma non si spezza: è lui, ho scelto.» Poi si rivolge a Thilde ad alta voce.
«Sarò Andreas Falukorv!»
«Mmm, nome oricinale… ma per me fa penissimo! Andreas Falukorv zia!»

Andrea Maccheroni se ne va di nascosto come era arrivato e torna a casa sua. Aprendo la porta affronta subito il discorso con Teresa.
«Mamma, ti devo dire una cosa importante!» La fa sedere in cucina e le spiega la sua scelta.
Come reagisce Teresa?

A. Piange per tre giorni di fila chiusa in bagno. Piange talmente tanto da allagare il bagno.

B. Piange, ma appena Andrea si gira, smette e già pianifica il subaffitto della stanza del figlio.

C. Piange, promettendogli (o minacciandolo?) di andarlo a trovare ogni fine settimana.

Avete una settimana di tempo per votare una delle tre alternative con un commento alla fine di questo episodio sul blog, su Facebook, oppure scrivendomi su Twitter (@robriva82). Vi basterà scrivere “A”, “B” o “C” per votare.

mercoledì 19 luglio 2017

FAVOLE MALRIUSCITE – la laboriosa e la scansafatiche

C’era una volta una piccola formica molto laboriosa alla quale piaceva fare sempre tutto con precisione e largo anticipo. La formica aveva un’amica cicala che era molto scansafatiche e che invece faceva sempre tutto all’ultimo secondo. Quando le due amiche s’incontrarono, era estate: la formica cominciò subito a costruirsi una tana con i rametti, mentre la cicala se ne stava tutto il giorno a cantare, a mangiare, a prendere il sole e a godersi la vita. I giorni passarono e si fece autunno: la formica aveva già costruito una bella tana, l’aveva arredata e stava cominciando a raccogliere il cibo per la stagione più dura, mentre la cicala continuava a cantare, a mangiare le ultime bacche della stagione, a prendere il sole sempre più pallido e a godersi la vita. Dopo l’autunno arrivarono i primi giorni d’inverno: la formica aveva preparato la tana, aveva raccolto le provviste di cibo per molti mesi e ora stava recuperando gli ultimi rami secchi per accendere il fuoco durante la stagione più fredda, mentre la cicala stava ancora cantando, mangiando foglie secche, prendendo un sole freddo e godendosi la vita. A breve arrivò la neve e il grande freddo: la formica se ne stava al calduccio della sua tana, sgranocchiando provviste seduta sul divano davanti al fuoco, mentre la cicala, fuori, non cantava più, non aveva più niente da mangiare, non vedeva più il sole e non si godeva più tanto la vita. A quel punto la cicala disperata bussò alla porta della formica per chiedere aiuto perché era troppo tardi per farsi una tana e trovare del cibo. La formica aprì la porta ma negò l’ingresso alla cicala dicendole che avrebbe dovuto pensare prima a costruirsi una tana, che avrebbe dovuto passare il tempo a raccogliere provviste invece che sprecarlo cantando e che ora era troppo tardi. Mentre la formica stava finendo questo predicozzo alla cicala, passò un formichiere che si mangiò la formica come ultima provvista prima del grande freddo. La porta rimase aperta e la cicala allora entrò nella tana della formica, cantò, mangiò e si godette la vita al calduccio davanti al fuoco.
Fine della storia: ora a letto, figliole!

mercoledì 12 luglio 2017

T-h24... un anno dopo - Video e racconto


Non riuscite a vedere il video in questa pagina?

Ecco il link su youtube: https://youtu.be/Zf2Z2dIFjXY 

... o su Facebook: https://www.facebook.com/blogdastrapazzo/videos
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T-h24
…un anno dopo
(ovvero T-m24)

Thorildsplan. È strano ripensare a quello che ho fatto esattamente un anno fa (18 marzo 2016). La mia situazione personale è completamente cambiata ora: un figlio ti stravolge davvero la vita. Non potrei più permettermi una giornata simile a quella dell’anno scorso.
Fridhemsplan. A maggior ragione perché ora dovrei farmi tutte le 24 ore in metropolitana in piedi perché c’è il passeggino… tranquilli, non allarmate i servizi sociali, non porterò mai mio figlio in metropolitana per 24 ore!
S:t Eriksplan. Oggi però sono con lui in metropolitana. Ora sta dormendo e dovrebbe continuare a farlo ancora a lung… ecco si è svegliato. Non posso scrivere molto ora perché lui vuole attenzioni.
Odenplan. Chissà come un bambino di otto mesi (li ha compiuti da pochi giorni) vive la metropolitana: tanta gente e tante facce diverse, alternanza di luce e ombra, rumori costanti… lui sorride, quindi credo che gli piaccia, specialmente perché adesso non è ora di punta e non siamo tutti schiacciati come sardine.
Rådmansgatan. O forse ride perché io gli faccio le facce da scemo (cosa che mi riesce benissimo, in maniera naturale)? Mah… comunque si è riaddormentato.
Hötorget. Sono le ore 15.03 di un normale sabato di marzo e solo a questa fermata della linea verde comincia a salire un po’ di gente. Strano, di solito di sabato c’è più gente: spesso famiglie con figli o giovani che si sono da poco ripresi dai festeggiamenti della sera prima.
T-centralen. Il treno si ferma tra Hötorget e T-centralen… non è una novità. Inoltre i servizi sono peggiorati: più ritardi, molti treni cancellati all’ultimo secondo (parlate con i viaggiatori del Pendeltåg) e più sporcizia nelle carrozze… ah dimenticavo, i prezzi sono ovviamente aumentati! Ecco, lo spazio “lamentele” si ferma qui per oggi.
Gamla stan. Sono già a metà strada per la giornata odierna. Per restare nei 24 minuti devo già tornare indietro. Vale comunque la pena fermarsi per il cambio: sempre bella Gamla stan, principalmente per il paesaggio della città vecchia chi si può ammirare, anche se è un po’ rovinato dai lavori in corso che porteranno alla formazione della nuova Slussen.
T-centralen. 24 ore sono un’eternità… ma 24 minuti sono davvero pochi (non sono neanche il mio normale viaggio di lavoro di sola andata) per vedere qualcosa d’interessante in metropolitana.
Hötorget. Se in T-h24 ero riuscito a essere paziente (più o meno), consapevole che sarebbe stata lunga. Oggi ho invece una strana fretta di tornare a casa.
Rådmansgatan. Dopo aver finito T-h24, la mia amica Iliana (che non leggerà mai questo pezzo) mi propose di passare 24 ore in autobus: ah ah ah. Mai!
Odenplan. Mi accorgo di non avere molto da raccontare in confronto a T-h24.
S:t Eriksgatan. È anche vero, però, che si dovrebbe scrivere un intero romanzo per ogni personaggio bizzarro della metropolitana… e non basterebbero 24 ore!
Fridhemsplan. Questa è una stazione della linea verde ma anche della linea blu. In questo momento mi tornano alla memoria tutte le stazioni della linea blu: bellissime, come delle opere d’arte (come ho già documentato nel video e nel racconto T-h24). Non posso che raccomandarne ancora una volta la visita: Per maggiori informazioni leggete anche dal sito del SL, la ditta che gestisce il trasporto pubblico a Stoccolma, http://slkonst.se: organizzano visite guidate, forniscono informazioni e cenni storici sulle fermate e danno consigli e suggerimenti ai viaggiatori.  
Thorildsplan. Fine: 24 minuti in Tunnelbana (T-m24). Questa volta è stato facile: niente stanchezza enorme, niente raffreddori fastidiosi, niente mancanza di sonno (esclusa quella causata da mio figlio). Ci vediamo il prossimo anno?

venerdì 7 luglio 2017

EPICA MODERNA - Le nuove creature mitologiche: il ciclista

Il ciclista è un personaggio strano che ha avuto una vita strana. La sua vita è sempre stata caratterizzata dalle due ruote. Adorando l’Olanda e tutte le città del Nord Europa, dove l’utilizzo e il rispetto per la bicicletta è molto diffuso e sviluppato, i suoi genitori si trasferirono subito al nord e il nostro ciclista visse ciclicamente tra Amsterdam e Stoccolma per lunghi tratti della sua vita, lavorando come produttore di ciclostili per nostalgici degli anni ottanta. Un giorno, però, la sua vita fu sconvolta da un ciclone di emozioni che si abbatté sulla sua testa. Durante un suo tour da cicloturista, la città era stranamente deserta e non c’era nessuno nel raggio di chilometri. Una ragazza, però, ferma in mezzo alla pista ciclabile, sembrava lo stesse aspettando e lo fermò. Lei le parlò del ciclo di Krebs, lui le regalò un vaso di ciclamini e i due s’innamorarono subito l’uno dell’altra. Poco tempo dopo si sposarono, comprarono un tandem e si trasferirono a Copenhagen, che era una via di mezzo. All’inizio le cose andarono bene, ma col tempo la ragazza cominciò ad avere molti improvvisi sbalzi d’umore anche durante la stessa giornata e ben presto le diagnosticarono la ciclotimia. I sintomi della malattia misero a dura prova il loro rapporto portando ad altri problemi di coppia: dopo che lui prese e curò un herpes simplex con l’aciclovir, sua moglie non lo volle più baciare. Poi lei non volle più fare l’amore con lui usando sempre la scusa di essere nel mezzo del ciclo. Per fortuna, però, la storia è ciclica e dopo qualche mese le cose cambiarono: la ragazza guarì e l’amore tra di loro tornò. Lei ebbe un ritardo nel ciclo e dopo qualche mese nacque un bebè. Tutto finì per il meglio, dunque, e il ciclo della vita continuò… una vita a tratti bella e a tratti dura, per il nostro ciclista, per noi, per tutti... ma che ci dobbiamo fare: abbiamo voluto la bicicletta? E allora pedaliamo!

Polifemo: un ciclope figlio di Poseidone che catturò Odisseo e i suoi marinai.

mercoledì 28 giugno 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: episodio 10

NELLE PRECEDENTI PUNTATE. Mario Maccheroni della Sanit bacia per vendetta Franz Schneider della Sanide dopo aver saputo del rapporto sessuale che lui ha avuto con sua sorella, Maria Maccheroni. Thilde Krauten, moglie di Franz, vede il bacio e decide di attuare un’altra vendetta proponendo ad Andrea, primogenito di Giuseppe Maccheroni, di passare alla Sanide. Riaccompagnato a casa da Thilde, Andrea non trova suo padre ad attenderlo perché Giuseppe… [Ha vinto la scelta C]

Giuseppe Maccheroni esce dalla sede della Sanit, la sua ditta di sanitari, in Kungsgatan 2 a Stoccolma quando ormai è sera tardi. La giornata lavorativa è stata poco produttiva e frustrante: non è riuscito a farsi venire nessuna buona idea per un nuovo progetto che possa contrastare la ditta rivale Sanide della famiglia Krauten. Mentre cammina verso casa, che dista qualche centinaio di metri dal lavoro, passa vicino allo Spy bar. «Un bicchiere ci starebbe bene!» Pensa soffermandosi davanti alla vetrata. Rimane fermo per qualche secondo ponderando la scelta, ma va oltre perché è tardi e deve tornare a casa. Dopo qualche passo, però, ci ripensa e torna indietro. È un bel bar, di classe, come tutti quelli del quartiere a Stureplan d’altronde, e la gente sembra divertirsi. «Ma sì! Che vuoi che sia ritardare di qualche minuto per farsi un bicchierino al bar?» Pensa ancora Giuseppe, poi aggiunge qualcosa, detto sottovoce tra sé e sé, mentre entra nel bar.
«Mi berrò solo un whisky e poi me ne vado.»

Un’ora dopo, al quinto whisky, Giuseppe comincia a essere molto instabile sullo sgabello del bancone, dove è stato seduto per tutto il tempo, immerso nei propri pensieri: strategie di mercato e progetti futuri per la Sanit e concorrenza spietata con la Sanide.
«Bevo l’ultimo e poi vado.» Dice al barista ordinando un altro whisky.

Dopo aver bevuto altri cinque bicchieri e aver raccontato la storia della sua vita e della sua azienda a un paio di ragazzotti troppo ubriachi e troppo disinteressanti per seguire il suo racconto, Giuseppe comincia a vederci male. Il bancone traballa, le luci del locale gli danno fastidio, tutto pare girargli attorno e gli sembra di avere due bicchieri in mano. Si stropiccia gli occhi e sposta lo sguardo verso l’altro lato del bancone, dove siede un signore anziano dall’aria conosciuta. Sembra la versione invecchiata di qualcuno a lui noto, di già visto. Nonostante l’ebbrezza Giuseppe riesce a concentrare l’attenzione sul suo volto, ma non riesce a identificarlo e resta con quella sensazione di “punta della lingua”. Mentre Giuseppe lo sta fissando, il vecchietto dalla barba lunga si alza e se ne va. Giuseppe resta con l’immagine di quel volto impressa nella mente e cerca di scorrere nella memoria tutti i volti di persone che ha conosciuto come se fosse un computer dell’FBI alla ricerca della corrispondenza perfetta nella sua banca dati. Chi è quel signore anziano? Un vecchio amico? Un amico vecchio? Una persona famosa vista in televisione? Un vicino visto per strada? Un cliente? Un fornitore? L’alcool non aiuta la memoria di Giuseppe che ben presto rinuncia alla ricerca. Giuseppe viene anche distratto da un altro evento: in un angolo del bar ci sono due uomini che si baciano. Giuseppe ne è istintivamente schifato. «Che scandalo!» Questo sembra dire la sua espressione facciale. «Non possono andarsene a casa loro? Non si vergognano?». Guardandoli bene, anche uno dei due sembra una persona conosciuta. Ormai è un’ossessione per Giuseppe. Uno dei due sembra addirittura suo fratello Mario. «Impossibile!» Il whisky gli sta facendo davvero dei brutti scherzi. «Non può essere: Mario è sposato ed è un membro dei Maccheroni, quindi non potrebbe mai essere così depravato. Ho bevuto troppo, è meglio andarsene.» Giuseppe paga al barman e quando si gira nuovamente verso l’angolo incriminato, i due uomini non ci sono più. «Bah, forse me lo sono immaginato!». Giuseppe si trascina verso l’uscita e poi verso casa. Ci mette un bel po’ a inserire le chiavi di casa nella serratura facendo molto rumore e svegliando sua moglie Teresa e suo figlio Andrea. Dopo cinque minuti di tentativi da parte di Giuseppe, Teresa decide di aprire la porta e affronta subito suo marito.
«Ti sembra l’ora di tornare?»
L’ultima cosa di cui Giuseppe avrebbe voglia in quel momento è una discussione.
«Oggi ho lavorato fino a notte fonda. Non sono nello spirito adatto per discutere…»
Teresa lo annusa e capisce subito che Giuseppe mente. «Certo, so io di quale spirito sei adatto tu… quello da bar. Ma questa sera non te la caverai tanto facilmente. Questo pomeriggio ti ho scritto un messaggio e ti ho chiamato più volte per ricordarti di andare a prendere tuo figlio in ospedale, perché non ci sei andato?
Giuseppe si accorge solo ora della dimenticanza, ma ostenta sicurezza.
«Beh, però è arrivato a casa sano e salvo! Eccolo qua il nostro eroe.»
Giuseppe prova a dare una pacca sulle spalle a suo figlio Andrea, ma lui si ritrae. Giuseppe la prende male.
«Hey, che ti prende? È così che si tratta il tuo vecchio? Va bene, mi sono dimenticato di venirti a prendere, ma non è certo per colpa mia se quel maledetto cellulare decide di non suonare quando dovrebbe.»
Andrea è innervosito dall’atteggiamento del padre e torna a letto.
«Dove vai? Finiamo il discorso...»
Andrea non replica, ma interviene Teresa.
«Non alzare la voce che svegli anche gli altri!» Andrea intanto se n’è andato in camera sua, ma è comunque abbastanza vicino per riuscire a sentire quello che dice Giuseppe.
«…scappa sempre: il solito vigliacco.»
«Non ti permettere di parlare così di tuo figlio, sai!»
«Non rompere… Andrea non affronta mai niente.» Ora Giuseppe straparla in preda all’alcool. «Non ha finito gli studi, non ha una ragazza, non ha un hobby… e poi non s’interessa abbastanza della ditta. Per esempio, a essere onesti, in questi ultimi giorni non ha fatto un granché!»
«Forse perché era in coma…»
«Ecco, vedi. Un’altra delle sue solite scuse… assurdo!» Teresa è allibita, ma Giuseppe continua. «Andrea deve cominciare a tirar fuori le palle… ah, se ci fosse ancora mio padre Mario. Lui sì che saprebbe come raddrizzare il ragazzo!»
Andrea ha ascoltato tutto ed è fortemente amareggiato. Ripensa alla proposta di Thilde Krauten e ha preso una decisione.

A. Andrea passa alla Sanide dei Krauten con lo pseudonimo di Andreas Falukorv, non si fa più vedere in pubblico e alla sua famiglia mente dicendo che va all’estero per completare gli studi.

B. Andrea vorrebbe andarsene ma non vuole affrontare il conseguente conflitto e resta alla Sanit ma cerca di sabotarla dall’interno per vendetta verso il padre.

C. Andrea manda tutti a quel paese, si trasferisce a Parigi e diventa pittore a tutti gli effetti vivendo da moderno bohémien on the road.


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martedì 27 giugno 2017

SOUP OPERA – Un minestrone di emozioni: riassuntone

La famiglia Maccheroni è in macchina. Mentre Giuseppe, padre di famiglia e capo dell’azienda di sanitari Sanit, è alla guida, riceve una brutta notizia al telefono. Immerso nei suoi pensieri, non vede che una renna si è fermata in mezzo alla strada. Per evitare l’animale, sterza e l’auto esce di strada. Il primogenito Andrea è in coma farmacologico e il terzogenito Edoardo ha un braccio rotto, gli altri (la moglie Teresa, la secondogenita Giorgia e Giuseppe stesso) sono miracolosamente illesi. Giuseppe era stato distratto dalla notizia che la famiglia tedesca Krauten (e la loro ditta di sanitari Sanide) è appena giunta in città: c’è un segreto tra di loro che nessuno osa raccontare. Qualche giorno dopo l’incidente d’auto il primogenito Andrea Maccheroni è ancora in coma in ospedale e Giuseppe attende la visita di sua sorella Maria. Dopo aver sbagliato ospedale, Maria va a far visita ad Andrea in ritardo proprio mentre lui si risveglia dal coma. Il giorno stesso Maria torna al lavoro nella Sanit, la ditta di sanitari di famiglia, e ci rimane fino a tarda sera. Dopo il lavoro, stanca morta, Maria finisce per sbaglio a casa della famiglia rivale Krauten, appena trasferitisi a Stoccolma nel palazzo di fronte a quello dei Maccheroni. Al buio non si accorge di non essere a casa sua e finisce addirittura a letto con Franz Schneider, marito di Thilde Krauten. Presa dal panico e per non far spargere la voce, Maria è costretta ad accettare il ricatto di Franz: disegnare un progetto di water che Franz presenterà agli altri membri della famiglia Krauten spacciandolo per proprio. I Krauten della ditta Sanide però rifiutano il progetto e lo lanciano fuori dalla finestra in forma di aeroplano di carta. L’aeroplanino finisce nello studio dei Maccheroni che si trova dall’altra parte della strada. Un furioso Giuseppe straccia il progetto e lo getta nella spazzatura. Mario, fratello di Giuseppe e Maria Maccheroni, lo recupera e, riconoscendo lo stile familiare del disegno, chiede a sua moglie Monica che cosa si potrebbe fare. In quel momento sopraggiunge Maria che mal interpretando le parole dei due crede che il suo involontario tradimento con Franz sia stato scoperto e confessa. Mario allora corre furioso da Franz e a sorpresa lo bacia per vendetta. Thilde Krauten, moglie di Franz, vede il bacio e decide di attuare un’altra vendetta presentandosi all’ospedale dove sta per essere dimesso Andrea, primogenito della famiglia Maccheroni. Thilde propone ad Andrea di passare alla ditta rivale, la Sanide. Riaccompagnato a casa da Thilde, Andrea non trova suo padre ad attenderlo perché Giuseppe, deluso dalla brutta giornata lavorativa, è andato a bere un drink al bar, dove troverà qualcosa d’inaspettato.


martedì 20 giugno 2017

INTERVISTE IMMAGINARIE – Il colpo d’aria

Buongiorno di nuovo a tutti i nostri lettori. Questa settimana tenetevi forte, o meglio trattenetevi forte… lo capirete più tardi… perché per la vostra rubrica preferita abbiamo la possibilità di poter parlare con un luminare delle medicina: il primario dell’Ospedale della Misericordia Immacolata Imperitura di Milano al Tevere, il professore Paolo Chiazzarini. Benvenuto professore!
            Grazie. Buongiorno a tutti. Grazie per avermi dato l’opportunità di parlare di questo argomento importante e delicato che spesso viene trascurato da mass media e dagli italiani stessi.
            Verissimo… ma rompiamo la suspense per il nostro pubblico a casa e andiamo a rivelare subito che l’argomento odierno è il colpo d’aria. In particolare cercheremo di sfatare il mito di questo colpo d’aria, che come ormai sanno tutti non è…
…non è tenuto molto in considerazione dalle persone e in particolare è ritenuto un’invenzione dagli altri europei. In realtà il colpo d’aria è una patologia che colpisce molti italiani soprattutto quelli meno attenti e premur…
Patologia? Scusi se la interrompo subito all’inizio: io mi aspettavo un’altra spiegazione e lei definisce il colpo d’aria come una patologia? Con tutto il rispetto, ma non è forse eccessivo definirla in questo modo?
            Guardi, ha fatto bene a interrompermi così, con le sue domande, possiamo fugare ogni dubbio ed essere chiari fin dal principio. Allora, definire il colpo d’aria come una patologia? Certamente, perché anche il colpo d’aria, come altre malattie e disturbi, è caratterizzato da diversi sintomi. I sintomi principali sono dolori intensi cervicali che bloccano e limitano i movimenti del collo…
            Il cosiddetto torcicollo, giusto professore?
            Esatto! Poi abbiamo arrossamenti del bulbo oculare che possono portare in primo luogo a secchezza degli occhi e irritazione e in seguito, nel peggior dei casi, a mal di testa. Inoltre il colpo d’aria, o anche detto colpo di freddo, è caratterizzato da un forte sbalzo di temperatura e quindi i soggetti colpiti possono anche riportare dei disturbi intestinali.
            Ovvero diarrea o anche chiamata cacarella, cagotto, squaraus… chiedo scusa per la terminologia volgare, ma lo faccio per far capire meglio a tutti i nostri lettori.
            Sì… capisco... ad ogni modo, oltre a sopraccitati sintomi, nei casi più gravi, il colpo d’aria può anche portare a raffreddore e nei peggiori dei casi a febbre e influenza.
            No, scusi, passi per il torcicollo, dolori muscolari, irritabilità, ma il raffreddore no. Lo sanno ormai tutti che il raffreddore si prende da un virus per contagio da altre persone spesso in spazi chiusi e non da un semplice colpo di freddo…
            Rhinovirus per essere precisi… bravo, vedo che ha studiato… ma si è fermato al compitino e non è andato ad approfondire… ahi ahi ahi! Per sua fortuna, e di quella di tutti i lettori a casa, vi posso illustrare un recente studio del mio gruppo di ricerca che va a sostegno di questo antico rimedio della nonna.
            Sono sorpreso e devo ammettere un po’ scettico… ma anche incuriosito, vada pure avanti professor Chiazzarini.
            Dalla letteratura scientifica precedente già si sapeva che il rhinovirus si replica più facilmente attorno ai 32 gradi e quindi ad una temperatura più bassa di quella corporea. Quello che i nostri studi hanno però aggiunto ed evidenziato è che il freddo indebolisce la capacità innata del nostro sistema immunitario di contrastare il rhinovirus, aumentando effettivamente il rischio di prendere il raffreddore d’inverno.
            Sono ancora un po’ scioccato… stento ancora a crederci… e quali sarebbero i rimedi per contrastare questi sintomi ed evitare il fatidico colpo d’aria?
            Beh, il classico consiglio delle mamme di coprirsi bene va assolutamente seguito e mai sottovalutato o preso sotto gamba.
            Ah, bene, l’ho sempre fatto. E poi?
            E poi ovviamente ci sono altri metodi preventivi, tra cui ricordiamo il rimedio principe: la famosissima e popolare maglia della salute da indossare sotto la maglietta o il maglione. Ricordiamo che la maglia della salute deve essere rigorosamente di cotone per proteggere la pelle dalle intemperie e dal freddo.
            Capisco… ora, però, la devo lasciare perché sono a metà strada per un mio appuntamento con gli amici e ho dimenticato il maglione a casa. Che faccio? Torno indietro a prenderlo o rischio di prender freddo? Mah, ci sono 20 gradi stasera… io corro al concerto, sono già in ritardo!